ROBIN DELLE STELLE-capitolo quarto

La vita procede monotona sulla goletta che naviga fra gli spazi interstellari, a seguito della incredibile caduta attraverso un buco nero nel mar dei sargassi. I tre uomini a bordo, hanno l’ eternità, per cercare di tornare sulla terra. E si sà: l’ eternità è un tempo troppo lungo da far passare. Così, si cerca un diversivo. Ricordare gli amori lasciati, è un diversivo come un altro:

-Donne? grandi amori? Certo che ne ho lasciati, sulla terra. L’ amore più grande di tutti si chiamava Belle, ed il suo unico difetto era di non essermi fedele neanche un pò. E tu, mozzo O’ Flagherty?

-Io? Anch’ io ero innamorato, naturalmente…di una ragazza di Sheffield. Io sono nato a Sheffiled, sigor Jonah. Ed anche lei. Disgraziatamente, il padre si opponeva al nostro matrimonio, e allora… mi sono imbarcato come mozzo per dimenticarla. Si chiamava Susan. E voi, capitano Robin? Avete lasciato un amore, sulla terra?

-………

-Allora? non volete rispondermi, Capitano?-

-Io amavo il mare. Vedete quel mondo laggiù? A tribordo? Mi piacerebbe atterrare-

Il mozzo suona energicamente il flauto e la nave comincia ad atterrare dolcemente, mossa da una forza sconosciuta a quegli uomini che conoscono solo l’ energia del vento. Ed è proprio il mozzo, il primo a riprendere la parola:

-Signore, io non vorrei sbagliarmi….non vorrei proprio sbagliarmi, ma…..quella è l’ Inghilterra! La nostra Inghilterra! Siamo tornati!-

-Qui, su questa vecchia dannata isola, vive la mia Belle…-

-E la mia Susan!-

-E voi, capitano? Amavate soltanto il mare?-

-Su, sbarchiamo!- Jonah, impaziente come al solito, scende dalla goletta, sul prato erboso dove quest’ ultima era andata a planare, e non fa che pochi passi. Il cuore sembra scoppiargli in petto, alla visione che si presenta davanti ai suoi occhi di vecchio lupo di mare: -Ma….ma…tu….TU SEI BELLE!!!

Una ragazzotta grassoccia e dalla generoa scollatura lo saluta:

-Salve, Jonah!-

-Hurrà, gente! ho ritrovato Belle! la più infingarda ed esperta prostituta del Galles!-

Ma il giovane mozzo O’ Flagherty già non bada più all’ amico. Poco distante, una graziosa ragazzina coi capelli rossi e le lentiggini, si era avvicinata, per fermarsi, timidamente, a breve distanza.

-Tu…qui?-

-Sì. io. qui-

-Susan! se tu sapessi! Sono un marinaio, adesso. Ed ho viaggiato non solo per mari terreni. Ma anche per mari cosmici, tra stelle e mondi lontani…. E lui, è il mio Capitano. Signor Robin, vorrei presentarle la mia….la mia…Susan….. Ma….Capitàno- Il Capitano Robin si è già voltato, dando le spalle ai due giovani innamorati, senza dire una parola. Il mozzo O’ Flagherty è visibilmente deluso: -Se n’ è andato…-

-Non importa, seguimi- E la dolce Susan lo prende per mano per condurlo più in là.

Il vecchio Jonah, invece, è il solito animale impaziente:-Spogliati qui, Belle! Spogliati per me!-

-Oh no, Jonah! Conosco un posto migliore.-

Robin, il Capitano Robin, che s’ era messo in disparte, non lo aveva fatto certo per invidia verso i suoi due compagni. Il vento spazzava la brughiera, e scompigliava i lunghi capelli neri della bellissima donna che avanzava verso di lui:

-Sei tu, Charo?-

-Sì, ti ho aspettato tanto tempo….non ho mai dimenticato la notte in cui ci siamo amati per la prima volta….dicesti che ero la luna ed il respiro del mare. Che ero il sogno e l’ avventura.-

-Charo….-

-Seguimi…-

-Charo….camminami davanti, io….voglio rivedere il tuo passo.

-Sì, Robin….Ti ricordo sempre le onde del mare?-

Lacrime salate cominciano a rigare il volto del Capitano Robin. Poi, quello scatto metallico, due spari, ed il sibilo del pugnale a lacerare l’ aria. L’ erba verde beve avidamente il sangue delle tre donne uccise da Robin.

-Le avete ammazzate!-

-Assassino!-

-Guardate cosa ho assassinato, idioti!-

I corpi delle tre donne sono rapidamente mutati in esseri mostruosi ed informi, su cui, con un concerto di striduli acuti, si avventano dei piccoli uccellacci, simili ad avvoltoi, che cominciano a dilaniarne le carni.
I tre marinai non hanno il tempo di stupirsi. La terra, ad un tratto, sembra tremare. Gigantesci vermi, pieni di bocche dai denti acuminati, escono dal sottosuolo per avventarsi sui tre amici:

-Corriamo alla nave!-

Mostri. Milioni di mostri. Forse una ribellione dell’ universo contro chi ha osato infrangere le barriere dell’ ignoto? Mostri come nuvole di carne, denti… oppure essi stessi fantasmi, illusioni. Oppure ancora…

-Forse quel mondo è un gigantesco essere vivente, crudele ed affamato, come i motri marini delle leggende. Quello che non capisco, Capitano, è come avete potuto accorgervi dell’ inganno-

La voce di Robin è rauca: -Il fatto è che Charo…Charo è morta dieci anni fa.

(CONTINUA)

ROBIN DELLE STELLE-CAPITOLO TERZO

E’ paradossalmente normale che, vagando in una incerta dimensione, la goletta faccia strani incontri.

Come il mostriciattolo che si agita su una minuscola navicella, cercando di richiamare l’ attenzione con un fucile che spara bolle blu:

-EHI! DELLA NAVE!! MI SENTITE?

Il primo a notarlo è Jonah, che lo fa vedere al mozzo:

-CHE ESSERE STRANO, MOZZO O’FLAGHERTY…

-INDUBBIAMENTE! NON SO SE SIAMO ALL’ INFERNO, MA CERTAMENTE QUELLO SEMBRA ESSERNE UN ABITANTE

-HO BISOGNO D’ AIUTO- dice lo strano essere avvicinandosi alla goletta, dalla quale gli risposero:

-AVVICINATI. NON ABBIAMO MAI NEGATO AIUTO AI NAUFRAGHI.

Stanno navigando fra le stelle ormai da settimane. Hanno imparato che alcuni accordi del flauto magico trascinano la goletta in un vortice bianco (è la velocità della luce, ma loro non lo sanno), altri accordi cancellano le stelle (è la rottura dello spazio-tempo, ma ignorano la multidimensionalità dell’ universo).

-SALVE, DOVE STATE ANDANDO- Chiede l’ essere vagante nello spazio, presentandosi al capitano Robin Conrad

-IN CERCA DEL NOSTRO PIANETA

-E COM’ E’ QUESTO PIANETA?

-BELLO. IL MARE NE OCCUPA QUASI L’ INTERA SUPERFICIE- risponde il capitano

-E CI SONO TERRE CON ALBERI E MONTAGNE- sbuffa il vecchio Jonah

-GLI ABITANTI SONO COME NOI- sospira il mozzo

-CHE SCHIFO! CREDO DI AVER GIA’ VISTO QUALCOSA DI SIMILE

-DOVE? AVANTI, PARLA-  la reazione impaziente dei tre marinai

-SE MI LASCIATE UTILIZZARE LA VOSTRA NAVE PER ESEGUIRE UNA RIPARAZIONE SULLA MIA, VE LO DIRO’.

Ha accostato il suo trabiccolo spaziale alla goletta, ha preso dalle stive un bel pò di vernice che ha versato in uno strano tubo, ha aggiunto qualche galletta rancida ed alcuni chiodi, poi ha sorriso:

-MI CHIAMO MURMO, IL PAESE CON TERRE, BOSCHI ED ABITANTO UGUALI A VOI E’ QUELLO- fa il mostriciattolo indicando un pianetucolo lontano- ADDIO….GRAZIE E BUONA FORTUNA!

Il mozzo suona il flauto per manovrare la nave.

-ATTERRIAMO!

E planano sopra un’ immensa distesa di mare. E’ il mozzo O’Flagherty il primo a parlare dopo diversi minuti:

-NON VEDO TERRA, IL PIANETA E’ SOLO LIQUIDO!

-SE QUEL MOSTRICIATTOLO CI HA INGANNATI, IO…- il marinaio Jonah è paonazzo di rabbia

-GUARDATE! UN’ ISOLA! E’ MOLTO PICCOLA, CERCA DI ATTERRARE ADAGIO, MOZZO O’FLAGHERTY.

Ma il mozzo O’Flagherty, ancora poco pratico dell’ uso del flauto, fa sbattere brutalmente la goletta sulla terraferma, scatenando le bestemmie di Jonah.

-PORCO DIO! MENO MALE CHE IL CAPITANO HA DETTO ADAGIO!… E COMUNQUE, RIBADISCO CHE NON MI FIDO DI QUEL MOSTRICIATTOLO. NON AVEVA L’ ESPRESSIONE SINCERA.

-AIUTO!- E’ il grido di una donna, che li interrompe.

Altra cosa che i tre ignorano: il flauto traduce simultaneamente nella loro lingua ogni idioma dell’ universo.

-MA….-il mozzo O’Flagherty rimane di stucco, nel vedere la “donna” che si dimena fra i tentacoli di una specie di piovra con una grande bocca e denti acuminati -E’ UNA SCIMMIA!

-CHE VI DICEVO? NON C’ ERA DA FIDARSI DI QUEL DANNATO MURMO! CI HA ANCHE PRESI PER IL CULO…- Il marinaio Jonah estrae il suo spadone e la sua pistola, tagliando, trafiggendo e sparando la piovra, con la naturalezza di uno che fa una passeggiata-COMUNQUE, ANCHE QUESTA BESTIACCIA E’ SISTEMATA…E SE AVESSI QUEL MURMO FRA LE MANI, RIBADISCO CHE….

-NON PUO’ ESSERE! HANNO AMMAZZATO IL GAIK! VENITE A VEDERE!-La scimmia che stava per essere divorata dal gaik, richiama i suoi compagni. In breve, un manipolo di scimmioni circonda i tre. ed uno di loro si fa avanti:

-GRAZIE INFINITE, STRANIERI. DA SEMPRE I GAIK ESCONO UNA VOLTA LA SETTIMANA DAL MARE, SCELGONO I PIU’ GRASSI FRA NOI, E SE LI MANGIANO. CREDEVAMO CHE NULLA I POTESSE FARE CONTRO I GAIK. MA VOI CI AVETE FATTO CAMBIARE IDEA. INSOMMA, GRAZIE INFINITE E…

-SCUSATE, MA NON AVETE ARMI?-Lo interrompe il giovane mozzo

-ARMI? COSA SONO LE ARMI?

Già. Cosa sono le armi? I tre decidono di rimanere ad insegnar loro la fabbricazione e l’ uso delle armi. Costruiscono scuri, lance  e pugnali, e ne insegnano l’ uso alle scimmie. Il vecchio Jonah, in disparte, osserva contrariato:

-SAPEVO CHE LE SCIMMIE IMITAVANO GLI UOMINI, MA QUESTE FANNO IN FRETTA!

-STA ARRIVANDO UN ALTRO GAIK! ECCOLO LAGGIU’

Il Capitano Robin, senza scomporsi, impartisce un solo ordine alle scimmie:

-TIRATE LE LANCE

poi un altro ordine:

-E ADESSO CON LE MAZZE!

In breve, del gaik rimane solo una massa sanguinolenta, mentre le scimmie esultano e danzano accanto ai tre marinai, Jonah continua a rimuginare fra sè:

-E NOI UOMINI SOMIGLIEREMMO A QUESTI SACCHI DI PULCI? SE AVESSI QUEL MURMO TRA LE MANI, ANCHE A COSTO DI RIPETERMI, RIBADISCO CHE….

-GRAZIE ALLE ARMI, DIVENTEREMO INVINCIBILI! INVADEREMO LE ALTRE ISOLE….ED IO DIVENTERO’ IL CAPO SUPREMO DEL PIANETA!

-TI SBAGLI-si fa avanti un altra scimmia-IO SARO’ IL RE, PERCHE’ SONO PIU’ BELLO E FORTE DI TE!

Un’ altra-IO!

Un’ altra-NO, IO!

E le scimmie cominciano a massacrarsi fra di loro. Il capitani Robin, capisce subito qual’ è la cosa più saggia da fare

-CREDO CHE CI CONVENGA ANDARCENE, AMICI, PRIMA CHE RIVOLGANO LA LORO FURIA SU DI NOI…

E così, tornano nello spazio, verso un incerto futuro. Ed il marinaio Jonah, riflette amaramente:

-BE’, CI HO RIPENSATO, ACCIDENTI…CREDO CHE AVESSE RAGIONE QUEL MURMO….GLI UOMINI E LE SCIMMIE SONO DANNATAMENTE UGUALI!

 

ROBIN DELLE STELLE CAPITOLO 2

Posted on ottobre 23, 2011

A seguito dell’ incredibile caduta della loro goletta attraverso il buco nero apertosi in mezzo al mare, il capitano Robi, il vecchio marinaio Jonah ed il giovane mozzo O’Flagherty si ritrovarono incredibilmente vivi, con la nave spiaggiata e senza nessuna traccia di un qualsiasi corso d’ acqua nei dintorni, in un posto che niente aveva a che vedere con la terra a loeo conosciuta. Fu il mozzo O’ Flagherty a chiedere per primo il da farsi.

La maledizione del comando: quel dover prendere decisioni:

-”hai coraggio, mozzo O’ Flagherty?” chiese il capitano

-”Credo di si, signore”-

-”Allora ci armeremo ed andremo ad esplorare i dintorni. E’ cosi’ che si fa quando si sbarca…su un’ isola sconosciuta Tu, Jonah, resterai a guardia della nave, e comunque vada…buona fortuna”-

-”Sono pronto, signore”- disse O’ Flagherty -”non mi è ancora venuta paura”-

E sbarcarono. Avanzarono fra strane rocce, quasi accecati dai riflessi giallastri che si moltiplicavano all’ infinito, tessendo una fantastica ragnatela di luci.

-”credete che procedendo in questa direzione incontreremo il mare, capitano?”-

-”Credi che procedendo in questa direzione incontreremo qualcosa, mozzo?”-

Avanzano in quel paesaggio onirico, quando una voce alle loro spalle li fece portare istintivamente le mani alle armi:

-”Ehi voi!”- davanti a loro una donna bellissima -”Benvenuti, da tempo vago per questi luoghi desolati senza incontrare un solo essere umano. Perciò sono felice di vedervi. Mi chiamo Kai.”- La donna portava una sacca che incuriosì O’ Flagherty:

-”cosa porti in quella sacca, Kai?”-

-”Ah!, questo….. è una specie di porco selvatico che vive qui. cotto alla brace è squisito”-

Quella voce. Dolcissima come un organo che suona in sordina in un immenso salone dall’ eco inquietante: -”Si, sono felice….felice”-. Quella voce: una magia che ha incantato il mozzo O’ Flagherty:-”Voi non potete neppure immaginare quanto io sia felice!”

Quegli occhi. Gocce di un mare incredibilmente profondo. -”Si, sono felice. Peccato che siate in due! Peccato! Addio”-

Fece per andarsene, ma subito Robin la richiamò: -”Aspetta! Posso mandare il ragazzo sulla nave: sono il suo capitano!”-

-”E tu, mozzo? Ti lasceresti comandare così? Ti lasceresti?”-

Come alluccinato, il ragazzo estrasse la spada: -”No, no, NOOOO!!!”-

Robin ed il mozzo O’ Flagherty diedero inizio ad un duello cruento, mentre la donna li incitava: -”Bene, lottate!!! Lottate per me! Io sarò del vincitore!”-

Robin ci mise poco ad avere la meglio sul ragazzo. Ma, proprio mentre vibrava il fendente mortale, vide negli occhi del mozzo la sua espressione disperata, e di colpo rinsavì: -”Cosa stavo per fare, mio Dio?”-

-”ATTENTO!!!”- gli urlò il mozzo!!

Un guizzo, e Robin riesce ad evitare la rete mortale lanciatagli da Kiai! La donna, ora, non aveva più quella dolcezza ipnotica, ma solo una maschera di crudele ferocia: -”Maledetti!! Tu non lo hai ucciso, e lui ti ha avvisato in tempo!! Ma morirete lo stesso!! “-

Fulmineo, Robin estrasse un pugnale da dietro la cintola, e lo lanciò alla gola di Kiai!

-”Guardate, signore!”- gridò il ragazzo, -” si sta trasformando in un….in un..”- La voce del mozo O’ Flagherty fu spenta da conati di vomito. Del resto, non ci sono parle per descrivere certe mostruosità. Intanto la sacca di Kiai continuava a muoversi. I due compagni la aprirono: non conteneva affatto un porco selvatico, ma una specie di bambolotto vivente e parlante, che subito ringraziò i due marinai:

-”Grazie per avermi salvato la vita, signori terrestri. Certamente vi interessa sapere che l’ essere orribile che avete ucciso è un kiai: il più mostruoso animale intelligente di questo planetoide. I kiai sono capaci di metamorfosi incredibilmente seducenti…possono assumere le forme più affascinanti di ogni specie di razza….ed è così che quel kiai ha ingannato me ed il mio compagno Teng. Ci ha spinti a lottare ed io ho ucciso il povero Teng. Il kiai l’ ha divorato subito ed ha tenuto me, come scorta di cibo. Sono proprio crudeli, i kiai! Strano che voi abbiate saputo resistere ad i suoi poteri ipnotici…..finalmente i kiai hanno trovato qualcuno capace di mettere loro nel sacco……GIC! GIC! GIC!!!! Buona, questa!

Il coso è decisamente simpatico, ed il capitano Conrad gli racconta come è cominciato il loro incredibile viaggio in quel mondo sconosciuto e di come desiderassero solo tornare al loro mondo ed al loro mare!

-”Ho un grosso debito nei vostri confronti”- disse il bambolotto, -”e, parola mia, vi aiuterò! Ecco, nella sacca deve esserci il generatore di energia del povero Teng: lo darò a voi. Tenete!”-

-”ma….è un flauto!!”-

-”Chiamatelo come vi pare…l’ importante è imparare ad usarlo! Chiudendo alcuni buchi e soffiando, potrete volare con la vostra nave, avvolti in una grande bolla d’ aria protettiva. Ricorrendo ad altre combinazioni potete scendere nel mondo desiderato ed ottenere aria e protezione…nel caso che condizioni ambientali non consentano la vita dell’ uomo terrestre. Il generatore traduce all’ istante ogni idioma dell’ universo…..”-

Una spiegazione lunga e minuziosa che si può riassumere così: i toni gravi per salire, gli acuti per scendere, la scale per accellerare, la note medie per frenare. Ed altre combinazioni per un’ agile navigazione nella complessa dimensione spaziale. -” Non è escluso che, a furia di tentativi, possiate un giorno tornare alla dimensione, galassia, epoca e sistema solare dai quali siete partiti. Naturalmente è solo questione di fortuna. Buon viaggio!”

Videro allontanarsi quell’ assurdo bambolotto che ha consegnato loro la bussola per intraprendere il più fantastico viaggio che uomini terrestri abbiano mai affrontato. Tornarono sulla nave, dove trovarono Jonah, ad attenderli: -”Allora, avete trovato qualcosa?”-

-”si, un flauto magico!”

-”Lo suono per partire, signore?”-

-” Sei tu l’ esperto in musica, mozzo”-

O’ Flagherty cominciò a suonare, il vecchi scafo gemette, scricchiolò, ed infine si alzò. Poi chese al capitano:-”permettete una domanda, capitano? Questo è come il mare, vero?”-

-”Si, mozzo. E’ come il mare!”-

(CONTINUA)

ROBIN DELLE STELLE(capitolo 1)

Posted on ottobre 19, 2011

Siamo agli albori del secolo diciottesimo. La goletta dondola inerte su acque innaturalmente pigre. L’ assenza di vento è totale.

Sul ponte, il capitano Robin Conrad si riempie i polmoni di quell’ aria dolce, piena di presagi. Anche l’ equipaggio è nervoso. Colpa della bonaccia, certo, ma anche di un pensiero fisso che li agita: l’ oro!

– “Preoccupato, eh, Capitano?”- è la voce del vecchio marinaio Jonah ad interrompere i pensieri di Robin; -”cattivo affare trasportare oro. una voglia pazza si ficca in testa agli uomini. Dovete stare attento, signore, molto attento! Stanno per succedere cose strane, a bordo”.

– “Lo so, Jonah!”- è la risposta laconica del capitano; -”so perchè…vedo i miei ufficiali Tress e Crawley discutere a voce troppo bassa, per esempio. So che stanno organizzando un ammutinamento. Ma so anche che mi temono.”-

Assenza di vento. Come uno specchio, il mare riflette il cielo…il colore del cielo, che sembra piombo fuso.

Anche il mozzo O’ Flagherty è teso.

-”Stai pensando, mozzo O’ Flagherty?” gli chiede il capitano.

-”Oh, signore, pensavo a questa strana calma, e guardavo il mare, è un mare strano, signore. sembra….gelatinoso”-

-”Mozzo O’ Flagherty, sto per darti un ordine”-

-”Si, signore”-

-”Mi hanno detto che sai suonare bene l’ armonica. Conosci la canzone del vecchio baleniere, mozzo?”-

-”si, signore”-

Ed il lamento dell’ armonica si leva, assieme alle voci sommesse dei marinai, che cantano del vecchio, capace di ferire a morte con il suo arpione la regina dei mari.

Ma questa specie di malinconica magia non può durare molto. Una fitta nebbia, come apparsa dal nulla, avvolge la goletta, come se la nave avesse urtato un muro fatto di foschia

-”Capitano!!!”- la voce di Tress, l’ ufficiale di bordo, rompe il silenzio. Robin Conrad capisce che è il momento: gli ammutinati hanno approfittato della nebbia, perchè non hanno il coraggio di guardarlo negli occhi

-”Voltatevi, Capitano!!!!”-

-”Eccomi, Tress!”- E si volta. Davanti a lui, Tress: Robin ne intuisce la sagoma, e capisce che, nella sua mano, è ben salda una pistola, puntata contro di lui. Ma ecco che, così come era apparsa, la nebbia scompare di colpo. I marinai sono sgomenti, dinanzi a questo fenomeno così inusuale.

-”Attenzione!!!!”- Dall’ albero di poppa, si leva il grido del marinaio di vedetta -”là, io vedo….sì, vedo…..UN BUCO NEL MARE!!!”-

Gigantesco, a poche miglia innanzi a loro, un gigantesco buco in mezzo all’ acqua

-”Vira!!!”- ordina perentorio Robin al timoniere

-”Il timone non risponde, capitano!!!”-

-”Gettate l’ ancora!!!”- Ma è un ordine inutile: il mare è troppo profondo.

D’ un tratto, gli ammutinati, pazzi di terrore, gli stessi che poco prima erano pronti ad uccidere il loro capitano, ora gli si stringono attorno:

-”Che facciamo, Capitano?”-

Solo un attimo di indecisione, per il capitano Robin, poi quell’ ordine: -”Chi vuole può abbandonare la nave”.

In tutta fretta i marinai calano le scialuppe in mare, e vi montano dentro.

-”E l’ oro, capitano?”- è ancora Tress, a porre questa domanda.

-”Visto che vi interessa, Tress, prendetevelo!”-

Famelici, scaricano tutto l’ oro contenuto nella stiva. Tress si affanna a dirigere in tutta fretta questa operazione, infine, chiede a Robin:

-”Voi….non venite, capitano?”-

-”No”- risponde secco.

Un buco nel mare, come una immensa bocca famelica. E la nave si avvicina sempre di più all’ orlo di quel baratro. E’ già il tramonto, Robin attende meditabondo la sua fine. Pensa al suo equipaggio, e ne prova pena, perchè sa che sono ricchi, ma morti: se invece dell’ oro avessero caricato viveri, avrebbero potuto raggiungere la terraferma, ma la fretta e l’ avidità li avevano accecati.

-”Signore!”. La voce alle sue spalle lo fa trasalire. pensava di esser rimasto solo. Si sbagliava. Il vecchio Jonah ed il mozzo O’ Flagherty sono dietro di lui: -”Siamo rimasti, capitano! La morte per fame e sete è molto peggio di quella che ci aspetta, vero?”-

-”E poi…un buon marinaio muore con la sua nave? vero, signore?”- Fa quasi tenerezza O’ Flagherty, che, giovanissimo davanti alla morte, cerca di consolare se stesso ed i suoi compagni.

Ed arriva!! La luna è già sorta, quando la nave, fatalmente, arriva al precipizio in mezzo al mare. Una caduta verticale, come in un tunnel buio, infinito, in cui tutto il vuoto ed il silenzio dell’ ignoto fanno sentire la loro presenza. Una caduta lenta ed interminabile, come una foglia in autunno