CAPITOLO UNDICI – C’è una strada che non finisce mai

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STORIA COMPLETA: https://gattocolsombrero.wordpress.com/category/storie-raccolte-dentro-e-fuori-di-me/roba-coca-e-piombo/

E così, alla fine, è successo. E’ successa la perversità che arrivassi a prendermi cura di un bastardo che avevo giurato sulla mia anima di ammazzare. Ho perso il conto, degli omicidi che ho compiuti negli ultimi sette anni. Ho ammazzato uomini d’ affari, criminali comuni, boss, politici e probabilmente anche delle brave persone. Comunque, quasi tutti coloro che ho liquidato, avevano sulla coscienza dei crimini gravi. Eppure, a me personalmente, non avevano mai fatto niente, quindi, se qualcuno non mi avesse pagata per ammazzarli, non gli avrei mai nemmeno augurato la morte. Invece LUI…il bastardo che sto accudendo come se fossi la sua crocerossina personale….. LUI….. l’ uomo che ho amato, che ho scelto di seguire, malgrado non avesse altro da offrirmi che una vita da tossica gettata per strada…. LUI…. che prima mi ha tradita, costringendomi a prostituirmi per procurarsi la droga di cui avevamo sempre più bisogno, ed  infine, non contento di avermi fatto toccare tutti i gradini più bassi ed infimi della degradazione umana, m’ ha fatto capire che, l’ inferno in cui mi aveva fino ad allora cacciata, era niente, rispetto a ciò che la sua mente malata da tossico infame aveva riservato per me. E così mi ha venduta ! Mi ha venduta al racket degli albanesi ! Quattro mesi, passati a fare solo tre cose: mangiare, dormire, e fare la puttana. Ridotta ad oggetto, fonte di guadagno per dei pezzi di merda, deposito per la sborra dei peggiori rifiuti della città….picchiata, umiliata, violentata ogni volta che i miei aguzzini trovavano un pretesto per farlo. Quattro mesi, prima di trovare quel sussulto di disperazione e piantare un coccio di vetro nella gola di uno dei miei carcerieri. Scappare senza soldi, senza vestiti, senza speranze di uscirne viva. Perchè non sarei durata nemmeno mezza giornata, per la strada, prima che la banda mi ritrovasse. Nè avrei potuto sperare in una morte rapida ed indolore, quando mi avessero ripresa. Sarei morta atrocemente, senza l’ incontro provvidenziale che avrebbe cambiato nuovamente la mia vita, scaraventandomi in un altro inferno, sì, ma, perlomeno, un inferno in cui avrei recitato la parte del diavolo, e non più della vittima. Lo stesso inferno che sto vivendo da allora e tuttora.

Ho finito di rappezzarlo, adesso. Non si può dire che sia un bel vedere: il volto completamente tumefatto, un occhio praticamente chiuso, ed una infinità di lividi e tagli su tutto il corpo. Eppure, è ancora vivo. L’ unico uomo che ho veramente, ardentemente sognato e desiderato di uccidere, e che invece ho risparmiato proprio quando il destino me lo ha presentato su un piatto d’ argento. Ora lo guardo fisso. Anche lui mi guarda. Nessuno di noi due parla.
Arraffo la bottiglia di wiskey e ne mando giù una poderosa sorsata. Lo sento scendere giù, dall’ esofago allo stomaco, lo sento bruciarmi le viscere, lungo il suo tragitto. Ma ancora di più, mi brucia l’ anima LUI. Il fatto che LUI sia qui, nella mia camera d’ albergo, disteso sul mio letto, ridotto a malpartito, eppure vivo.
Prendo il pacchettino di coca che ho comprato appena un’ ora fa. Ne sciolgo un buon grammo in tre cl d’ acqua, li aspiro nella siringa e me li inietto di botto. Stavolta non ho difficoltà a trovare una vena: la rabbia e lo sforzo fisico me le hanno fatte affiorare bene in superficie. Sento la botta, ma non provo alcun piacere, anzi…. l’ effetto della coca mi manda in tilt, e comincio a piangere. Piango come una bambina, come non avevo mai pianto, nemmeno nelle  notti da incubo della mia schiavitù.
Non posso restare così. I miei nervi, già scossi, sono portati allo scoperto dalla cocaina. Ed allora tracanno un’ altra dose extralarge di wiskey, e mi preparo una dose dell’ eroina che mi è avanzata dal mio arrivo in città. Ho appena bucato una vena, che il mio sguardo si posa ancora su di LUI. Lo vedo tremare come una foglia. Si direbbe che abbia quasi le convulsioni. Gli chiedo cosa c’ è. Lui mi risponde:
Cosa vuoi che ci sia? Sono a rota, e sta iniziando l’ astinenza. Se non mi vuoi ammazzare, passami la giacca. Ho della roba nelle tasche”
Ma adesso, mi riconcentro su me stessa. Mi inietto la mia dose, ma solo per metà. Aspetto la botta, lascio che l’ eroina mi sciolga per bene tutti i nervi portati allo sfascio dagli avvenimenti e dalla coca. Poi, estraggo la siringa con ancora una buona parte di liquido, mi pulisco il sangue, e mi avvicino a lui. Gli prendo un braccio. E’ segnato dalle cicatrici delle iniezioni, ma le sue vene sono ancora incredibilmente ben in vista e superficiali. Gliene buco una con la stessa siringa con cui mi sono fatta io, aspiro un pò di sangue, ed immediatamente gli riverso il contenuto rimanente. Lo sento rilassarsi: il suo respiro rallenta, gli occhi gli si appannano e le palpebre si abbassano. Piomba subito in stato catatonico, si assopisce. Allora, mi stendo di fianco a lui, mi accoccolo al suo fianco, e mi lascio cullare a mia volta dai sogni dell’ eroina.

NOTA: i racconti e le storie di questo blog vengono pubblicati nel momento stesso in cui sono concepiti. Senza revisioni. Una volta terminati, la voglia di rollarmi una canna è tanta, da tralasciare persino il controllo ortografico. Per cui, il lettore potrebbe riscontrare delle incongruenze nei tempi, nei fatti e nelle circostanze fra un capitolo e l’ altro; o dei banali errori di sintassi e di grammatica. Questo perchè le storie di questo blog sono grezze, non hanno alcuna pretesa letteraria nè subiscono altro processo creativo che non sia l’ immediata stesura del testo. Mi scuso per gli eventuali errori ed inesattezze, ma tanto, alla fine, non avete mica pagato per leggermi, no? ;-)

capitolo dieci- SALINA E MARCO

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capitolo precedente: https://gattocolsombrero.wordpress.com/2012/12/16/sempre-marco/

capitoli pubblicati finora: https://gattocolsombrero.wordpress.com/category/storie-raccolte-dentro-e-fuori-di-me/roba-coca-e-piombo/

Eccomi arrivata, nel vicoletto che il mio spaccia s’ è scelto come centrale operativa. Sono tutta un fascio di nervi tesi: per il casino fatto con quei cinesi lì, certo… ma sopratutto, per l’ ansia di comprarmi della fottuta coca e filare a spararmela nella mia camera d’ albergo.
Giro l’ angolo, che quasi vado a sbattere contro uno che viene dalla direzione opposta. Un tossico, si capisce. Lo guardo in viso: sembra un pò scosso, anzi, pare proprio….non lo so….ma mi sembra alquanto agitato. La sua faccia è segnata da rughe, mentre dei radi capelli biondi gli cadono a ciuffi scompigliati, sulla fronte. Non mi sembra di averlo mai visto, eppure ha un’ aria vagamente familiare. Quegli occhi ! Azzurri, limpidi, con le pupille penetranti e nello stesso tempo sfuggenti, che mi fan pensare ai ragni. Quello sguardo ! Quante volte sono rimasta a perdermi dentro quegli occhi ! OH CRISTO ! Quel volto: ora me lo immagino liscio e con un pò più di carne, e coi capelli folti, più vaporosi e lunghi ! Mio dio ! Non può essere lui ! No, mai e poi mai nella vita !

-Salina !-

Ha aperto bocca ! Ha pronunciato il mio nome ! Mi conosce ! E solo un tossico, a Bologna, può conoscermi. Lo afferro per il collo e gli tiro una testata con tutta la forza che posso ! Lui crolla a terra, ed io comincio a scalciarlo ! L’ odio e la rabbia che nutro per questo essere spregevole, ora me li sento montare come una forza distruttrice inarrestabile. Sento una mano afferrarmi per una spalla:
-Per favore ! Non qui ! Non Qui-

Sfodero la Katana da dietro la spalla e gliela poggio di taglio sulla giugulare, a questo maghrebino del cazzo che, evidentemente, non è stato pago della lezione che si è presa nel nostro primo incontro:

-Dì un pò, coglione ! Non ti sono bastati due denti ed un braccio rotto? Devo staccarti anche la testa, eh? Ci metto un cazzo, sai?-
-No, no….per favore….-
-E ALLORA FATTI I CAZZI TUOI ! CE L’ HAI LA MIA COCA?-
-Sì, sì. Pronta, eccola !
-Devo assaggiarla, coglione? Lo sai cosa ti succede, se riprovi a darmi ancora merda?-
-Puoi assaggiare. Questa la migliore coca ! La migliore !-
-Bene, tieni i soldi, e sparisci !-
-Ma….per favore, io qui vendere. Tutti viene qui per comprare mia roba, se mandi via, io dove vende?-
-SPARISCI, PORCA LA MADONNA ! TORNA FRA MEZZ’ ORA, SE PROPRIO VUOI ! E NON FIATARE CON NESSUNO, STRONZO !

Il merdoso pusher gira i tacchi e se ne va ! Bene. Ora sono sola con questo ammasso di merda. Rinfodero la spada, e tiro fuori la beretta, inginocchiandomi sopra di lui:

-E così sei tu ! E così, sei proprio tu ! Cristo ! Mi sono sempre chiesta se eri ancora vivo, e che cosa ti avrei fatto, se ti avessi incontrato. Bè, credo che stiamo per scoprirlo. Di sicuro, ora come ora, non ho certo intenzioni amichevoli, verso di te !-
-Ascolta, Salina ! Lo so che muori dalla voglia di ammazzarmi ! Fallo pure ! Se può farti stare meglio, ammazzami ora ! Non merito altro. Sappi solo che, in tutti questi anni, la mia vita è stata un vero inferno. E non per la droga ! No ! Il rimorso per quello che ti ho fatto, mi ha distrutto ! Se mi ammazzi, forse farai finire di soffrire anche me.-

Mi alzo. Rido. Rido forte. Rido e piango:

-Il rimorso? IL RIMORSO? LA TUA VITA, RIDOTTA AD UN INFERNO….PER IL RIMORSO? MA BRUTTO FIGLIO DI PUTTANA? LO SAI COS’ E’ L’ INFERNO? L’ INFERNO E’ QUELLO CHE HO PASSATO IO QUANDO MI HAI VENDUTA ! L’ INFERNO SONO STATI GLI ANNI CHE HO SPESO PER FUGGIRE, E POI PER DIVENTARE QUELLA CHE SONO DIVENTATA ! CHE CAZZO NE SAI TU, DELL’ INFERNO? SOGNI MAI, LA NOTTE, TUTTI QUEI PORCI PUZZOLENTI CHE MI HANNO VIOLENTATA QUANDO TU MI HAI FATTA PROSTITUIRE E POI MI HAI VENDUTA A QUELL’ ORGANIZZAZZIONE DI ALBANESI? PEZZO DI MERDAAAA !-

E scalcio ! Scalcio alla cieca ! Lui si rannicchia in posizione fetale, e si copre la faccia con le braccia. Ma mi basta assestargli un calcio bei reni, e deve aprirsi. Ed allora, lo colpisco in piena faccia ! Gliela voglio ridurre in poltiglia, quella faccia di cazzo ! Lo scalcio e vedo il suo sangue schizzare. Mi fermo solo quando le punte dei miei anfibi diventano completamente rosse.
Ammiro la mia opera: praticamente, la faccia non si vede più, coperta com’ è di sangue. I suoi abiti sono stracciati, e si possono vedere i lividi ed i tagli sulle braccia, le gambe, i fianchi. Mi siedo sopra di lui

-Sei pronto, Marco? Sei pronto ? Sto per ammazzarti !- Gli dico puntandogli la pistola alla tempia-
-Sono pronto. Premi il grilletto, Salina-

Sto per farlo. Sto per premere il grilletto. Ma tremo. Sto tremando, perchè….. perchè…. no. Non voglio ucciderlo ! Odio quest’ uomo, ma non riesco a trovare la forza per ammazzarlo !

-Alzati, figlio di puttana !- gli dico, sollevandolo per le ascelle e rimettendolo in piedi -Ce la fai a camminare?-
-Penso di sì. sì.-
-Pezzo di merda, nemmeno un osso, ti ho rotto ! Quando avresti meritato che ti facessi saltare le cervella !-

Lo aiuto a muoversi. Usciamo su viale Indipendenza, e da lì, ci dirigiamo verso il mio hotel, che non dista molto. Il portiere, però, pare abbia qualcosa da ridire, sull’ aspetto di Marco.

-Signora… quest’ uomo… non è un ospite dell’ hotel. Nè posso farlo entrare, in quelle condizioni !-
-Quest’ uomo è ospite mio, lo porto in camera mia.-
-Non credo sia regolamentare….-
-Stammi a sentire, stupido idiota ! Con quello che vi pago, fareste meglio a non rompermi i coglioni. Quest’ uomo viene in camera con me. Informa il direttore, fai quel cazzo che vuoi. Digli che pagherò un extra. E fammi arrivare subito in camera bende, cerotti e disinfettanti. Ed una bottiglia di whiskey !-
-Ma… a me sembra che questo signore, abbia più biogno di un pronto soccorso…-
-Sono io il suo pronto soccorso. Tu fatti i cazzi tuoi, e non te lo ripeto più !-

Mi porto Marco in camera, e poco dopo, arrivano i medicinali e la bottiglia che avevo chiesto. Non posso ancora credere che questo bastardo sia rientrato nella mia vita ! E che lo sto addirittura curando, invece di ammazzarlo ! Oh, ma ci sarà tempo ! Vivrà ! Ma solo per rimpiangere di non essere morto subito !

NOTA: i racconti e le storie di questo blog vengono pubblicati nel momento stesso in cui sono concepiti. Senza revisioni. Una volta terminati, la voglia di rollarmi una canna è tanta, da tralasciare persino il controllo ortografico. Per cui, il lettore potrebbe riscontrare delle incongruenze nei tempi, nei fatti e nelle circostanze fra un capitolo e l’ altro; o dei banali errori di sintassi e di grammatica. Questo perchè le storie di questo blog sono grezze, non hanno alcuna pretesa letteraria nè subiscono altro processo creativo che non sia l’ immediata stesura del testo. Mi scuso per gli eventuali errori ed inesattezze, ma tanto, alla fine, non avete mica pagato per leggermi, no? ;-)

capitolo nove-SEMPRE MARCO

Capitolo precedente: https://gattocolsombrero.wordpress.com/2012/12/13/la-tortura-dei-mille-tagli/
Capitoli pubblicati finora: https://gattocolsombrero.wordpress.com/category/storie-raccolte-dentro-e-fuori-di-me/roba-coca-e-piombo/

….Eccomi qua, dunque ! Dopo otto anni, ritorno a Bologna ! Nella città che diede il colpo di grazia al mio corpo, facendomi sprofondare fino in fondo nel baratro della tossicodipendenza. Nella città che diede il colpo di grazia alla mia anima: fu qui che vendetti Salina, la mia ragazza di allora, che, piena di amore e fiducia in me, mi seguì dal nostro paesino in Puglia. Fu qui che, impazzito per le crisi di astinenza, la iniziai all’ eroina, e poi la costrinsi a prostituirsi, per pagare le dosi di roba sempre più massiccie di cui avevo bisogno. Fu qui Che la perdetti per sempre, quando scappò per chissà dove.
La credevo morta. Ero sicuro che non sarebbe potuta sopravvivere, fragile ragazzina con una fortissima dipendenza da eroina, per le strade di questa città. La bella, civile, e piena di fermento culturale, Bologna. Ma dal sottobosco che è una giungla piena di lupi, pronti a divorare il più debole. Ero convinto che Salina fosse finita in mani peggiori delle mie, e chissà che brutta fine avesse fatto.
Invece, l’ ho rivista proprio nelle vicinanze del nostro paese d’ origine. L’ ho vista tagliare a pezzi un uomo e gettarlo in un pozzo. E così, la mia dolce, fragile Salina, si è trasformata in una lupa, per poter sopravvivere ai lupi. Forse avrei preferito saperla morta, che sapere che si è trasformata in una assassina.
La mia bellissima Salina: avrebbe potuto fare benissimo la modella, con quel corpo mozzafiato, quella cascata di capelli ondulati come la sua personalità, quel suo viso mediorientale, ereditato dalla madre, un’ araba di Tripoli, che le diede quel nome così bello e singolare.

Appena sul piazzale della stazione, mi ridesto dai miei tristi ricordi. Ora sono qui da solo. Salina non c’ è più, ma ci sono qua io. Ho giurato a me stesso che avrei provato a ricominciare qui, in questa città che mi annientò. Voglio provare a ripulirmi. Cercarmi un lavoro. Vivere una vita normale.
Ma un violento crampo intestinale, seguito da una serie di starnuti, mi ricorda che ancora, nel mio corpo, circola un sacco di merda. Mi son sparato l’ ultima pera nel treno, appena sei ore fa. Sono talmente intossicato, da essere già a rota, dopo appena sei ore. Il che significa che entro mezz’ ora, comincerò a stare male sul serio, se non mi dò una mossa. Il mio proposito, era di andare subito al SERT ed farmi dare del metadone, o della buprenorfina. Sono sinceramente intenzionato a mollare la roba. O almeno a provarci. Ma a quest’ ora, il SERT sarà probabilmente chiuso. Ed anche se fosse aperto, finchè ci arrivo, mi registrano e mi fanno le analisi, starò già da schifo. E non è nemmeno detto che mi diano subito qualcosa, e non mi rimandino invece al giorno dopo. No ! La cosa più logica da fare, adesso, è procurarmi della roba, e poi presentarmi al SERT domani mattina, senza i dolori dell’ astinenza. Oggi, come otto anni fa, sulla piazzetta antistante la stazione, ci sono dei fattoni a bighellonare. Mi dirigo deciso verso di loro:

-Salve. Ragazzi, sono appena arrivato a Bologna, e non ho un cazzo da dar da mangiare alla scimmia che mi porto in groppa. Qualcuno di voi ha della roba da vendermi?-
Mi si fa avanti un tipastro tutto emaciato, con abiti che sicuramente gli avrà passato la Caritas: troppo grandi per lui.

-Quanto ti serve?-
-Posso spendere 100 euro. Però voglio sapere quanta me ne tocca-
-Un grammo fa 30 euro. Quindi con 100 ne prendi tre grammi, e ti rimane il resto !-
-Ok. Mi sta bene. Fammi questi tre pezzi !-
-Non ora. Non ce l’ ho addosso. Aspettami dieci minuti. Il tempo di andarla a prendere.-

Lo osservo allontanarsi verso Viale Libertà. Sono un tossico da troppi anni, ormai, per non capire che quello non è uno spaccia, ma solo un “cavallo”, vale a dire un procacciatore di clienti per il vero pusher. Si occupa di far da tramite fra il cliente e lo spacciatore, e quest’ ultimo gli passa una dose a fine giornata, per ripagarlo del “servizio”. Chiaro che il cavallo non si limita ad accontentarsi della dose che gli passa il pusher, ma fa anche la cresta sulla roba che va a comprare per i clienti. Ed io, francamente, non ho alcuna intenzione di lasciare una parte della mia roba a quello lì. Così lo seguo ad una certa distanza, senza che lui si accorga di me. Ma appena faccio per incamminarmi, una tipa che è li seduta, mi afferra per un polso. Ha un’ età indefinibile, capelli lunghi in stile rasta, una faccia rugosa ed è molto magra. La sua magrezza risalta ancor di più dagli abiti trasandati che ha indosso. Appena apre bocca, mette in mostra una fila di denti marci:

-Guarda che ti ha detto di aspettarlo qui !-
-E tu guarda che questi non sono cazzi tuoi !-
-Fai come vuoi, ma se torna e non ti trova, si incazza, e non ti vende più un cazzo !-
-E’ un problema mio !-

Do uno sguardo a tutti gli altri seduti sul muretto. Nessuno mi guarda in faccia, nessuno ha più niente da obiettare. Bene ! Mi metto alla calcagna del mio cavallo.
Non devo fare molta strada: lo vedo infilarsi in un vicolo laterale. Svolta per altri tre o quattro vicoli, ed ecco che si ferma da un maghrebino appostato in un angolo. Si ferma a confabulare con lui. A questo punto non ho più dubbi che il vero pusher sia il maghrebino. Accellero il passo, e sono subito a ridosso dei due. Il cavallo mi vede gli sale subito l’ incazzatura:

-Ma che cazz….. Porco dio ! ti avevo detto di aspettarmi davanti alla stazione ! chi cazzo ti ha detto di seguirmi?-

Per tutta riposta, lo spingo in là con un braccio:
-Grazie, fratello. Ma tu adesso non mi servi più. Puoi smammare. Sono capace di parlare da solo, con lui- Gli faccio, indicando col pollice lo spaccia.
-Tu non hai capito proprio un cazzo ! Tu hai parlato con me ! Ed è con me che devi fare il movimento !-

Non lo cago più. Rimango zitto a fissarlo, per capire le sue intenzioni. Se ha in mente di menare le mani, non dovrei avere problemi a mettermelo sotto. E’ vero che il mio fisico è allo sfascio, e perdippiù comincio a stare a rota. Ma anche lui sembra molto indebolito dalla droga e dalla vita di strada. In più, rispetto a me, è più piccolo e di costituzione meno robusta. No ! Non mi impensierisce per niente !
Il discorso cambia con lo spacciatore: se decide di prendere le parti del suo scagnozzo, per me son cazzi amari ! Probabilmente è un tossico anche  lo spacciatore, ma è ancora ben messo, fiicamente. Inoltre, questi maghrebini del cazzo, portano lama addosso. Se decide di saltarmi addosso, sicuramente mi becco una coltellata.
Per fortuna, lo spaccia fa segno col capo al cavallo di andar via. E questo se ne va, borbottando chissà cosa.
Ora mi chiede:
-Quanto vuoi? Lui  detto me che ti servono tre pezzi-

Strascica un pò le parole. Ha un labbro leggermente gonfio, come se qualcuno glielo avesse spaccato non più di due giorni fa, e gli mancano due denti: un canino ed un molare.

-Sì, mi servono tre pezzi. A quanto me li fai?-
-Settantacinque !-

Quel pezzo di merda di un cavallo ! E così, mi aveva imbrogliato pure sul prezzo, il bastardo !

-Ok- gli dico -vada per tre grammi, allora.

Sto per tirare fuori le 75 carte, quando gli squilla il telefonino. Lo tira fuori, osserva lo schermo, ed ho come la sensazione di vederlo scosso, se non addirittura impallidito. Risponde:

-Halo !-

Il volume del suo telefonino è abbastanza alto, da permettermi di sentire le parole di chi è all’ altro capo. E’ una voce femminile. Sento chiaramente queste parole:

Ciao, bello ! Ci siamo visti l’ altro giorno. Ti ricordi di me? sono quella che ti ha mandato dal dentista”
Sì, io ricorda. cosa vuoi?-
Voglio prendere la stessa cosa dell’ altra volta. Però lo sai già, come mi devi trattare, vero?”
Sì, tranquilla ! io avere tenuta da parte  proprio per te-
Bravo, e dove ti trovo?”
-Stesso posto-
“Benissimo ! lo immaginavo, e sono già qui. Sto giusto per svoltare l’ angolo”
Vedo il pusher visibilmente agitato, che tira fuori tre buste, e me le porge. Io, dal canto mio, pago, e me ne torno dalla strada da cusi ero venuto. Ma faccio in tempo a fare solo pochi passi. Vedo una figura svoltare l’ angolo. La vedo ! Vedo Salina !…….

 

capitolo otto-LA TORTURA DEI MILLE TAGLI

Capitolo precedente: https://gattocolsombrero.wordpress.com/2012/12/09/capitolo-settimo-una-suora-troppo-drastica/

Capitoli pubblicati finora: https://gattocolsombrero.wordpress.com/category/storie-raccolte-dentro-e-fuori-di-me/roba-coca-e-piombo/

….Eccomi qua, dunque, sulla soglia dello SHANGHAY STYLE, il negozio gestito da Cheng, da cui spero di farmi dire dove posso trovare il signor Huan Hon, in modo da ammazzarlo, ed onorare così il mio contratto con il boss che mi ha commissionato il suo assassinio. Devo dire che non sono dell’ umore migliore: ho appena ammazzato una cinese vestita da suora, che a sua volta voleva mandarmi al creatore. Nulla di male, se non fosse che, per una professionista del mio calibro, uccidere qualcuno senza che nessuno ti paghi per farlo, rappresenta una macchia. E sono altresì sicura che il signor Cheng c’ entri qualcosa, con quella finta suora, il che me lo fa già odiare, prima di averlo conosciuto.

Entro nel negozio: non ci sono altri avventori. Le uniche tre persone sono una commessa (cinese, ovviamente) e due altri cinesi dietro al bancone. Il cinese più grasso sta studiando alcuni registri, mentre l’ altro non sta facendo praticamente un cazzo. E’ magro, con una espressione truce, ed ha un abito scuro. Appena varco la soglia, i due uomini alzano il capo, e noto subito la loro espressione sgomenta, nel vedermi. Questo mi fa capire che non ci sarà bisogno di presentazioni. La ragazza, invece, mi si avvicina sorridente, e mi fa:

-Prego, signora ! posso essere utile a lei?-

Per tutta risposta, estraggo il pugnale dallo stivale destro, abbraccio la ragazza, puntandole la lama affilata alla gola, nello stesso istante in cui, con l’ altra mano, mi sfilo il fucile a pompa da dietro la schiena, e lo punto contro i due allibiti musi gialli dietro al banco:

Buongiorno, signori ! Credo che dovrete dedicarmi buona parte della vostra mattinata, quindi sarà meglio evitare che qualcuno ci possa disturbare. Tu- dico alla ragazza- vai ad abbassare la saracinesca, chiudi a chiave, e poi mettiti di fianco a quei due.

La ragazza obbedisce: chiude il negozio, e passa dietro al banco, accanto ai due uomini.

-Ascolti-mi fa il grassone- i soldi essere nella cassa. non c’ è molto, ma potere prende..

-ZITTO, CAZZO ! NON FARE LA COMMEDIA, OK? TANTO LO SO CHE HAI CAPITO CH SONO E CHE COSA VOGLIO ! O SBAGLIO, EH? LO SAI CHI SONO?

-Sì, io sapere chi sei, ma…

-CHIUDI LA FOGNA ! ADESSO, TU ED IL TUO AMICO, SEMPRE CON LE MANI ALZATE, PASSATE DAVANTI AL BANCO
I due obbediscono. ordino al cinese più magro, che, ho capito essere il guardaspalle di Cheng, di levarsi la giacca. Lo fa, mettendo in evidenza quello che mi aspettavo di trovare: una pistola.

-Prendi la tua pistola, lentamente, e solo con due dita…..Poggiala a terra…..bene, ora, con il piede, spingila verso di me-

Raccolgo la pistola del coglione, quindi ripongo il mio fucile nella sua custodia dietro la mia schiena, dove ho assicurata anche la katana che mi son portato appresso. Mi avvicino al terzetto,  impugnando la loro stessa  pistola. Velocemente, gli ordino di girarsi, e li perquisisco. L’ unica arma che trovo, è un coltello a serramanico, addosso al gorilla:

-E tu te ne vai in giro con questa merda? Ahahah! Mio dio ! questi giocattolini non li comprano più nemmeno i bambini.  Voltatevi, forza !-. Faccio un passo indietro, sempre tenendoli sotto tiro. Poi, mi rivolgo al grassone: -Tu sei Cheng, vero?

-Sì. io essere Cheng

-Lo sai chi sto cercando, e per conto di chi, vero?

-Tu cerchi Huang Hon. Ti mandano i napoletani

-Ma bravo ! Quindi sai dirmi anche dov’ è

-Cheng non sa dove essere Huang Hon. Ed anche se sa, Cheng non dire nulla. Nessuno ti dirà dove essere Huang Hon. Stai perdendo il tuo tempo, donna. Noi siamo cinesi: un cinese non tradisce mai un compagno.

Faccio un passo indietro:-Cheng, protendi le braccia verso di me.- Obbedisce. Infilo la pistola nella cintura e, i un lampo, estraggo la spada e gli tronco di netto entrambe le mani. Il povero mandarino urla di dolore, mentre dalle sue ferite spruzza sangue come da due fontane alla massima pressione. La ragazza urla in preda all’ isterismo, mentre il sangue la imbratta tutta.

-Bene, Cheng. Sai? Anch’ io sono sicura che tu non avresti mai parlato. Dal momento che non mi hanno pagata per uccidere te, non ti ho ucciso. Ti ho tagliato le mani, in modo che non ti venga in mente di tirar fuori qualche arma che tieni nascosta. Penso comunque che morirai dissanguato, a meno che non mi dici dov’ è Huan Hon,  così io me ne vado, ed i tuoi dipendenti avranno il tempo di fermare l’ emoraggia e salvarti. Magari, se porti le mani in ospedale, fanno in tempo ancora a ricucirtele. che mi dici?

-FANCULO, TROIA ! CHENG PREFERISCE LA MORTE !

-Benissimo, allora goditela tutta- Si acquatta per terra, mentre la commessa cerca in tutti i modi di fermare il sangue che esce a fiotti. Ora loro non mi interessano. Ora mi rivolgo al gorilla:

-Tu, come ti chiami?

-Non sono cazzi tuoAAAHHHHH !!!- il coglione si porta una mano all’ orecchio. Ma il suo orecchio è già volato via. Dio, quanto mi piace questa katana ! Ora gliela sto puntando dritta sul pomo d’ adamo:

– Dì un pò, coglione. Sai perchè ho subito tagliato le mani al tuo padrone, senza perdere tempo ad interrogarlo? Perchè lui è uno di quegli uomini che non parlano mai. Quindi, perchè perdere tempo con lui? Guardalo: sta morendo dissanguato, e per cosa? Per proteggere un coglione che è scappato, lasciando  voi a pagare le conseguenze delle sue azioni. No. Il tuo padrone non avrebbe parlato. Ma tu, invece, parlerai…

-No ! IO NON PARLA !

-Oh sì, che parlerai, se il dolore è convincente. Sai una cosa? Ho imparato ad usare le armi bianche ad Hong Kong. Mi ha sempre affascinato la cultura cinese. La cosa che ammiro di più, in voi cinesi, è la fantasia con cui avete inventato delle torture così sofisticate. Voi cinesi siete dei maestri, per quanto riguarda la tortura. Io non arriverò mai al vostro livello. Ma c’ è una pratica che però ho approfondito: la tortura dei mille tagli…non la trovi carina?

Il cinese impallidisce a vista, e ne ha le ragioni ! La tortura dei mille tagli consiste nel tagliuzzare e scarnificare la pelle della vittima poco a poco; centimetro per centimetro, per poi cospargere le ferite di sale. Le vittime, possono restare in vita per settimane, o addirittura per mesi. Pochi resistono a questo trattamento, e, se resistono, in genere è perchè impazziscono dal dolore e dal terrore.

-Allora? che mi dici? Oh, guarda ! Il tuo padrone è morto ! Bè, adesso puoi parlare. Ci siamo solo io, te e la ragazzina, che non credo andrà in giro a raccontare quello che ha visto e sentito, vero, carina?

-Sì, sì ! Io non dire niente ! Io non conosco ! io qui solo lavoro ! per favore, prego, lascia andare me- E scoppia a piangere

-La vedi?- Faccio rivolgendomi al mio uomo- Oltre che con la tua vita, stai giocando anche con la sua. Magari, potrei cominciare a tagliare proprio lei

-Io non parla !- mi ripete, con gli occhi bassi.

-Ok !

Con una giravolta mi abbasso e, sempre ruotando sulla punta dei piedi, con un unico, fluido movimento…

                            TCHACKKK

Gli tronco di netto il tendine d’ achille sinistro.
Lo stronzo stramazza a terra urlando e tenendosi la caviglia sanguinante

-Non preoccuparti- lo rassicuro -è solo il tendine d’ achille. Fa male, ma si può ricucire. Se parli, ne esci vivo, ti operi e ritorni come nuovo. Deciditi in fretta. perchè, quello che ti taglierò da qui in avanti, nessun chirurgo te lo potrà attaccare

-PUTTANA ! BASTARDA ! AMMAZZAMI, IO NON PARLA !

-Cazzi tuoi, perchè io non ti ammazzo. non così presto- Ripulisco la spada sul vestito del coglione, e la rinfodero. Tiro fuori, invece, il coltello a doppia lama. Glielo metto sotto al naso:
-Guardalo. Vedi la lama liscia? quando penetra, squarcia. E la vedi, invece, questa lama tutta seghettata? Questa ti strappa la carne, quando il coltello è tirato fuori. E guarda un pò- me lo poggio di piatto sulle falangi delle dita unite -tre dita e mezzo ! praticamente non è abbastanza lungo da raggiungere alcun organo vitale.  Posso accoltellarti anche mille volte, senza ammazzarti, ma facendoti soffrire come un cane. Questo, ovviamente, dopo. Perchè prima credo che ti lavorerò un pò di fino.

                                        PLOP !!

Con un piccolo movimento della punta del coltello, gli cavo fuori un occhio. Gli pende dall’ orbita vuota, ancora attaccato ai nervi ottici.

-Ma come sei carino ! ma dai, non piangere ! Ancora l’ occhio si può infilare dentro. Ancora è collegato a tutti i nervi. Puoi ancora recuperarlo. Oh, guarda cosa ho trovato !- Sul bancone del negozio, erano poggiate un paio di forbici dalla punta arrotondata, di quelle che si usano per tagliare la carta… -ahaha. Guarda qua ! Vediamo quante volte devo tagliare, prima di staccarti l’ occhio-

-BASTA ! BASTA ! PIETA’. IO  PARLA !HUANG E’ ANDATO VIA DA BOLOGNA. NON E’ PIU’ QUA ! ANDATO A BARCELLONA ! TU TROVA LUI CHE HA UN NEGOZIO PICCOLO, MOLTO PICCOLO, CHE VENDE OGGETTO CINESE, SULLA RAMBLA. BASTA ! PER FAVORE !

Piange come un bambino. Peccato. Proprio quando mi divertivo !

-Come si chiama il negozio?

-COME QUESTO. SHANGHAY STYLE…..AHHHHHH !!!

Con la mano gli afferro l’ occhio penzolante e glielo strappo di netto. Poi, lo spiaccico sotto il mio scarpone. Non mi andava che questo figlio di puttana se la cavasse senza un’ invalidità permanente.

-Attento a te, pidocchio. Se ti ritrovo sulla mia strada, non sarò più pietosa con te. Tu…- mi rivolgo alla commessa cinesina, che non ha più fiatato: -Ora io esco da quella porta. Tu e questo sacco di merda, aspetterete dieci minuti, prima di uscire anche voi. E’ chiaro?-
Non mi risponde. Ha lo sguardo perso nel vuoto. Probabilmente è sotto shock. Inutile perderci tempo.

Sono di nuovo fra i vicoli del centro storico di Bologna. Questo figlio di puttana di un cinese bastardo, ha deciso proprio di farmi girare il mondo. Ora mi toccherà andare a Barcellona, per snidarlo. Bè, in fondo, ho sempre desiderato, visitare la Catalogna. Dovrò però mettermi in contatto col big boss. Perchè è chiaro che qui, la grana che mi ha dato, che all’ inizio mi sembrava così tanta, ora basterà sì e no a coprire le spese. Sì, devo contattarlo. Ma dopo. Prima, telefono a quel tunisino cacasotto che mi ha venduto la coca appena sono arrivata in città. Sono sicura, che stavolta, per me avrà tenuto da parte della coca sopraffina. Compongo il numero, e già mi viene un conato di vomito, pensando alla bella iniezione di cocaina pura che mi sparerò appena torno in albergo. Che vita del cazzo !….

capitolo settimo – UNA SUORA TROPPO DRASTICA

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….La sveglia mi strappa da un sonno agitato. Da quando sono arrivata a Bologna, due giorni fa, a caccia di un cinese che dovrò ammazzare, per conto di un boss della camorra, ho fatto solo la turista. Ed io, bè, come turista, faccio abbastanza schifo. Sono stati due giorni in cui ho letteralmente nuotato fra wisky, cognac, ero e coca. Le mie braccia sono un campo di battaglia: ogni volta, per trovare una vena, devo bucarmi almeno una decina di volte, a causa del freddo che mi restringe le vene, che già di loro, se la fanno in profondità. La bocca è impastata, e l’ ansia mi prende come una morsa allo stomaco. La tentazione di spararmi uno schizzo di coca è tanta. Ma oggi devo lavorare, e farmi di coca adesso, che ancora non ho un programma definito, servirebbe solo ad agitarmi negativamente, più tardi. Penso allora se non sia il caso di farmi una pera di eroina. Ma scarto anche questa ipotesi: non vorrei ritrovarmi troppo impallata. Oggi avrò bisogno di conservare intatti riflessi e lucidità mentale. Inoltre, prima di venire a Bologna, avevo scalato con le dosi di eroina, fino a togliermi la rota. Ed anche se in questi due giorni ci ho dato dentro, non penso di essere andata nuovamente a scimmia. Ma, per sicurezza, me ne porterò appresso un quartino, che non si sa mai. Invece, per placare l’ ansia, butto giù un paio di xanax, e scendo giù nella sala dell’ hotel a fare colazione, aspettando che le due pilloline facciano il loro effetto. Dopo un’ ora, sono relativamente rilassata. Bene ! E’ ora di guadagnarmi la grana che mi è stata offerta per questo lavoro. Ho già indossato i miei pantaloni elasticizzati e la giubba in pelle, con gli anfibi marrò. Un abbigliamento pratico e funzionale ma, allo stesso tempo, poco appariscente. Indosso la fondina ascellare, ci metto la mia inseparabile beretta. Dietro la schiena, mi allaccio il fucile a pompa AIMGUARD: non lo uso spesso. Di solito, preferisco le carabine. Ma l’ Aimguard mi sembra che faccia più al caso mio, in questa circostanza: probabilmente, l’ uomo che cerco avrà diversi guardaspalle, ed un fucile a pompa ha un potenziale distruttivo decisamente superiore, rispetto ad una carabina. Negli anfibi, infilo due pugnali da lancio e due coltelli a doppia lama. Ed infine, mi porto dietro anche la Katana. Dubito che entrerà in azione, ma fa tanto scena. E poi, trattandosi di cinesi, magari, una bella lotta all’ arma bianca, salta fuori. Mi piacerebbe ! Ho imparato a meneggiare la Katana e le armi da taglio durante il mio apprendistato ad Hong Kong, ma mi fulminassero se ho mai avuto occasione di usarla come si deve. Sì, un paio di volte, con questa spada, ho staccato la testa al cliente di turno: ma si trattava di uomini già in mio potere e disarmati. Invece a me, piacerebbe usarla in una lotta con un altro professionista. Magari capiterà a questo giro. Cazzo ! Si tratta di cinesi ! Ci sarà qualcuno ancora legato alla tradizione. Anche se, ripensandoci….i cinesi sanno usare le spade? Le katane sono armi tipiche giapponesi. Sapranno usarle anche i cinesi? Vabbè, chi se ne fotte ! Intanto me la porto appresso, poi si vedrà !
Dò un’ ultima occhiata al dossier che mi ha preparato il boss che mi ha commissionato questa “consegna”: dunque…il “cliente” è un certo Huan Hon. Le ultime notizie certe su di lui, lo davano come domiciliato a Bologna, finchè, sentitosi braccato, non ha fatto perdere le tracce. Ho una serie di indirizzi di persone (sempre cinesi) a lui vicine, e che, sicuramente, sanno dove è andato a nascondersi. Me li studio, e scelgo di far visita a questo Cheng, commerciante d’ abbigliamento, che ha il suo negozio in una stradina del centro storico, non troppo lontana da via Siviglia. Decido di andarci a piedi, non fosse altro per godermi un pò la città.

Percorro i portici di Viale Indipendenza, fermandomi, di quando in quando, a sbirciare le vetrine. Appena rientro, se non mi avranno ammazzata, farò un pò di shopping. Poco meno di mezz’ ora dopo, sono in via del Pratello.  Da un antico palazzo, esce fuori una suora, dai tratti orientali. Strano ! Non ricordavo ci fosse un convento, da queste parti. Continuo a camminare, quando sento strusciare qualcosa alle mie caviglie. Abbasso lo sguardo e….ohhh ! Un gattino ! Carinissimo ! Quant’ è piccolo ! Mi chino per accarezzarlo….

PUTTANA EVA !

D’ istinto mi getto a terra, dietro ad una colonna dei portici, ed ho già la mia pistola in mano ! Chi cazzo avrà sparato?

Un’ altra bordata fa volare schegge dalla colonna che mi ripara ! Quella suora del cazzo ! L’ ho vista ! Imbraccia un’ arma, ed ha tutta l’ aria di volermi ridurre ad una massa sanguinolenta ! Cominciamo bene, cazzo !

Mi lancio con una capriola in avanti, e nell’ attimo stesso in cui atterro cinque metri più in là, faccio partire un fuoco d’ inferno. Vedo la monaca (bè, sarebbe meglio dire: vedo la troia bastarda assassina vestita da monaca) che casca all’ indietro e va a terra come un sasso. Mi fiondo su di lei. Con un calcio, faccio volare lontano la sua arma. Devo averle ficcato in corpo almeno tre proiettili. Ora che la vedo da vicino, capisco che è una cinese. le chiedo:
-Chi ti ha mandata?-, ma difficilmente mi risponderà: sta già agonizzando. Per fortuna, la strada è ancora deserta. Le piazzo un colpo di grazia in fronte, e me la squaglio per i vicoli laterali.
Quella grandissima bastarda ! Mi avrebbe fatto saltare la testa, se non mi fossi chinata per accarezzare quel gattino provvidenziale. Chissà dove sarà finito, quel povero animaletto ! Sicuramente sarà schizzato via spaventato.

Bè, una cosa è chiara: questi stronzi cinesi sanno di me. Sanno che sono qui per ammazzare Huan Hon, ed evidentemente, hanno deciso di non lasciarmi terminare il mio lavoro, e quindi loro ammazzeranno me. Inutile dire che la cosa è molto più facile a dirsi che a farsi: il primo loro tentativo è andato a puttane. Non certo per merito mio, comunque. Che gran botta di culo, quel gattino che è venuto a coccolarmi ! Ad ogni modo, mi conviene alzare il passo: il signor commerciante Cheng è ormai vicino. Ora m’ hanno fatto incazzare, e gli converrà, al signor Cheng, di non farmi incazzare ulteriormente facendo il reticente. Eccomi qua: il negozio è questo: SHANGHAY STYLE. Ora te lo do io lo stile, schifoso muso giallo….

capitolo sesto-ANCORA MARCO?

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…..Sono veramente…. Cazzo ! non riesco a trovare una parola che possa esprimere il mio stato d’ animo ! Insomma…io volevo solo andarmene nel mio trullo preferito, farmi una pera, e restarmene lì il tempo necessario per godermi un pò lo sballo ! E invece… cazzo ! Ho assistito ad un villipendio ed occultamento di cadavere ! Se non fossi strafatto, ora starei vomitando ! Quei due colpi d’ accetta ! Le braccia staccate di netto ! Quel corpo che scivola giù, nel pozzo, dove rimarrà, probabilmente in eterno ! Ma la cosa che più m’ ha sconvolto è stato vedere LEI ! L’ autrice di questa follia ! Salina ! LA MIA SALINA !

Io e Salina siamo stati insieme, tanti anni fa. Oddio, non così tanti, ma, dalla piega che ha preso lei, sembrano secoli ! Quando si mise con me, era una ragazzina ingenua che giocava a fare la ribelle, l’ alternativa ! Stava con me per far arrabbiare i suoi genitori. Lei, giovane dark di buona famiglia; io, un tossico già consumato e sputtanato in tutto il paese. Malgrado avessi solo due anni più di lei. Per me Salina era solo una stupida oca da sfruttare, economicamente e sessualmente: praticamente, mi drogavo con i suoi soldi (o meglio, coi soldi di suo papà). E quando non ero troppo impallato, era una chiavata niente male. Lei buttava giù di tutto: acidi, speed, keta, coca…. io, invece, solo roba, eroina. Ero troppo addentro nella dipendenza, per poter sopportare qualsiasi altra droga.
Le cose andavano a meraviglia, fra di noi. Un perfetto rapporto simbiotico: lei aveva il suo ganzo superstar della droga; io una fonte inesauribile di denaro. Coi suoi soldi, ci procuravamo l’ eroina per me, e la merda chimica per lei. Erano bei tempi: in giro per locali alterntivi, rave e concerti rock.
Finchè, non feci lo sbaglio che avrebbe compromesso, in seguito, tutta la nostra storia: le diedi un pò di metadone. Lei voleva sapere cosa provassi, nell’ usare l’ eroina. Io tagliai subito il discorso, mettendola sul chi va là, dicendole che, una volta passati alla roba, si diventa suoi schiavi. Se le altre droghe puoi prenderle per divertirti e, seppur con fatica, puoi mollarle senza soffrire troppo, l’ eroina ti lega a sè, e diventi succube di lei. A quel punto non sei tu che decidi quale droga prendere e quando prenderla: è la roba che ti dice: “ehi, coglione ! ora scordati tutte le altre cagate. Ora sono io la tua padrona, e voglio circolare nelle tue vene ogni volta che ne ho voglia!”: Insomma, le dissi tutta la verità, riguardo all’ eroina. Non volevo assolutamente che cominciasse ad usarla. Altrimenti, ne sarebbe toccata di meno a me. Ma lei insisteva, ed allora le diedi quei 5 mg di metadone. Roba leggera, che, ad un eroinomane neanche troppo infognato, non bastano a coprirgli la rota nemmeno per un’ ora. Ma, in un’ organismo pulito come il suo, fecero effetto e come ! Si sballò come una cavalla ! Entrò nel tipico dormiveglia da oppiacei. Volle fare l’ amore  me. Fu la più bella notte di sesso della mia vita. Fu la notte in cui mi innamorai di lei !

Nemmeno due settimane dopo, venne da me piangendo: suo padre le aveva imposto un aut aut: o mi lasciava e cominciava a studiare ed a fare le cose che fanno le ragazzine normali, o le avrebbe tagliato i fondi. Tirò fuori un malloppone: 8000 euro in contanti, fregati dal suo vecchio. Singhiozzava come una bambina:
“Ti prego, Marco ! Portami via ! Andiamo in un’ altra città ! Ricominciamo da un’ altra parte”

Fu così che ce ne andammo a Bologna. Andammo a vivere in un centro sociale. Naturalmente, cominciammo a dare fondo ai suoi risparmi: tutti in droghe. Io racimolavo qualcosa di mio spacciando: a Bologna è facile vivere così. Ma quello che buttavamo in corpo, era molto, molto di più rispetto a quello che io racimolavo. Il suo gruzzolo diminuiva. Finchè, lo disse:
“Marco, fammi una pera di coca !”
“Ma no ! non ti serve ! Puoi continuare a fumarla tranquillamente ! Guarda che è la stessissima cosa, che la fumi o che ti buchi”

“E allora, perchè tu te la spari in vena?”

“Per me è diverso ! Ma tu, non hai bucato mai ! Sarebbe un peccato, un vero peccato, se cominciassi ora !”

“Senti ! Sono mesi che ti droghi coi miei soldi. O mi fai una pera di coca, oppure, da me, non avrai più un euro !”
Bè, messa così, che altro avrei potuto fare? Le sparai uno schizzetto di coca in vena ! Chiaramente, impazzì dal piacere, ma dopo un pò, cominciò ad andare in iperventilazione. Stava male, piangeva. Fu allora che, per calmarla, le iniettai un altro schizzo. Stavolta di eroina.
Inutile dire che la troia ci prese subito gusto. Ora eravamo in due, a fare cavalli. Per farla breve, il gruzzolo finì. Ci ritrovammo con una rota da trattore, senza un soldo. Dovevo ingegnarmi. E mi ingegnai. Ancora una volta, la fonte del mio guadagno, sarebbe stata Salina. Mi trasformai nel suo pappone. Malgrado l’ uso massiccio di droghe, la sua bellezza non ne venne minimamente intaccata. Era la puttana più richiesta. Mi faceva guadagnare un sacco di soldi. Lei protestava, si rifiutava, si appellava al nostro amore. Ma l’ amore è un lusso, per un tosico nelle mie condizioni. Quando non voleva collaborare, bè, i miei ceffoni sapevano essere convincenti.

Finchè non sparì. Scappò. Non la rividi più. A quel punto, ritornai al mio paese, trovai un’ altra stupida che pensava di amarmi, di potermi redimere; di poter tirare fuori la persona meravigliosa che, a suo dire, era prigioniera delle mie ossessioni autodistruttive, e che fu disposta a mantenermi. E di Salina, non ne seppi più niente. Ho pensato tante volte a lei. Con pentimento. Con rimorso. Giuro sulla mia anima, che mi odio, per quello che le ho fatto. Ma, nelle stesse condizioni, glielo rifarei senza troppi scrupoli.
Ecco perchè, rivederla in quelle circostanze, mi ha scombussolato così tanto ! Non so cosa mi sia scattato dentro, ma ad un tratto, ho fatto un’ autoanalisi. Ho ripercorso mentalmente tutti questi anni, mi son chiesto cosa ho realizzato. E la risposta è: UN CAZZO. Prima ero un tossico giovane. Ero uno sbandato, un morto di fame, ma avevo l’ energia della gioventù. Oggi, bè, anagraficamente, sarei ancora giovane. Ma per un drogato nelle mie condizioni, gli anni contano doppio. Oggi come allora, come il giorno in cui, insieme a Salina, partimmo per Bologna, è arrivato per me il momento di tagliare i ponti, stavolta per sempre, con questa terra di merda. Torno a Bologna. Proverò a cambiare vita: costruirmi una vita normale, trovarmi un lavoro. Ricominciare. Male che vada, se non ci riesco, continuerò a fare il tossico a Bologna. Almeno lì non mi guarderanno come mi guardano qui: l’ appestato che ha fatto crepare i genitori di crepacuore. Il delinquente, la sanguisuga, che succhia soldi e linfa vitale a quella santa donna che ha voluto caricarmi, nella speranza di cambiarmi. Questa è l’ ultima volta che le frego i soldi: Entro nella nostra camera da letto. Apro la sua cassetta di sicurezza con una forcina ed una pinzetta. Prendo il suo bancomat. Il pin lo conosco già a memoria. Vado in banca, prelevo 500 euro(Praticamente tutto quel che le è rimasto). Butto il suo bancomat in una cassetta postale, vado in stazione, ordino un biglietto: sola andata per Bologna !……

capitolo quinto-ODIO L’ INVERNO

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Eccomi qua ! Dopo sei anni dal mio ultimo soggiorno in questa città, mi ritrovo a Bologna, a dar la caccia ad uno stupido cinese per conto di un boss della camorra napoletana. Certo che le cose sono cambiate: l’ ultima volta che son stata qui, ero una tossichella febbricitante e stracciona, che dormiva in un sacco a pelo in piazza Verdi, o nel retro stazione di via Carracci. Ora, invece, sono una specie di valchiria ben nutrita, ben addestrata, e molto letale. Certo, sono ancora una tossica. Ma è un dettaglio trascurabile, quando si hanno diversi conti in Svizzera e Lussemburgo con cifre a cinque zeri. Niente sacco a pelo nè marciapiedi ! Ho preso una stanza in uno dei migliori hotel della città. La scorta di ero me la son già fatta appena arrivata in città. Mi servirà, ma dopo. Perchè ora, quello che voglio, è cocaina, di quella buona. C’ è però un piccolo problema: non ho nessun contatto, qui, dunque mi toccherà scendere per strada, e dovrò sudare un pò, per evitare di acquistare la merda che spacciano questi maghrebini del cazzo ! Naturalmente non sarà un problema insormontabile !

Come prima tappa, vado alla Montagnola. Ma qui ci sono solo famigliole e gente che porta a passeggio il cane. Addocchio solo uno che ha l’ aria di essere un pusher. Mi avvicino e gli chiedo se ha coca. Niente ! Vende solo fumo. Allora me ne vado bel bella in via Zamboni, ed avvicino questo tunisino magro magro:
-Ehi, capo ! sto cercando coca. Tu ce n’ hai?
-Sì, io ne ho. Quanta ne vuoi?
-Fammi cinque buste, per ora. Ma attento a non darmi merda ! se hai merda, dimmelo subito, e non perdiamo tempo….
-Nonono ! io tiene solo coca buona ! Viene con me !

Mi porta in un vicolo appartato, e tira fuori cinque buste da un grammo l’ una.

-Fanno settanta a busta. 350 euro !

gli tolgo una butina di mano, e la apro, ed il coglione comincia a protestare

-CHE CAZZO FAI?? MUOVITI, CHE ARRIVANO GLI SBIRRI !!
-Stai calmo ! Ti ho detto che voglio controllare se è buona !
-BUONA ! MIA COCA E’ BUONA ! PAGA E VATTENE AFFANCULO !
Per me il coglione non esiste. Mi accingo ad aprire la busta, e che fa lo stronzo? Mi avvolge un braccio attorno al collo e mi punta un coltello alla gola !
-Con chi cazzo credi di avere a che fare, eh? Troia !! Adesso tu mi dai tutti i soldi che hai, e poi fai altra cosa per me !

Sorride, mettendo in mostra una fila di denti marci, mentre la mano che impugna il coltello scende giù fino ai miei jeans. Fa saltare un bottone…….e l’ attimo dopo caccia un urlo: gli ho spezzato mignolo ed anulare. Il coltello gli casca, molla la presa, mentre io gli afferro il polso, glielo torco. Sento uno scricchiolio di tendini ed ossa che si stirano e si spezzano. Mi prendo il resto del suo braccio, mi poggio il gomito su una spalla, ma mi fermo un attimo prima di spezzargli anche quell’ articolazione. Invece mi giro e gli dò un pugno sul naso. Nell’ attimo in cui lui casca a terra, io recupero il suo coltello e sono di nuovo su di lui, che gli pianto la lama sulla faccia, premendo quel tanto che basta da aprirgliela.

Ora il coglione si sta cagando addosso. Ed ha ragione, perchè la sua vita, a questo punto, vale meno della merda di cane che sta proprio accanto a lui. Avvicino la mia faccia alla sua, e sibilo come una serpe:
-Stammi a sentire, coglione: io non compro mai a scatola chiusa. Me la fai assaggiare o no, la tua fottuta coca?
-VA BENE ! VABENE ! ASSAGGIA, CAZZO !

Mi passo un pò di coca sulle gengive, e sento rimontarmi l’ incazzatura. Comincio a scalciarlo furiosamente:
-BRUTTO-TUNISINO-DI-MERDA……QUESTA TU LA CHIAMI COCA BUONA EH? ADESSO TI SCANNO COME IL PORCO MAIALE CHE SEI !
-NO, NO ! ASPETTA ! IO AVERE ALTRA COCA. PURA ! CE L’ HO ADDOSSO ! COCA PURA, NON TAGLIATA !
-e FAMMELA PROVARE, COGLIONEEE !!!- gli urlo mentre un altro calcio gli arriva in bocca, facendogli schizzare un dente
-TIENI, TIENI !!-mi porge un pacchettino, mentre trema e singhiozza come una checca ! Un altro duro di cartapesta ! Apro il pacchettino. Assaggio la coca. Inutile dire che non è pura neanche per il cazzo, ma almeno non è la merda che questo balordo stava cercando di incularmi due minuti fa.
Saranno dieci grammi, in tutto. Tiro fuori dalla tasca interna del mio giubbetto un mazzo di soldi. Conto 1500 euro, e glieli butto addosso.
-Tieni, coglione ! E’ più di quanto vale ! Ma te la pago. Io ti pago bene, e tu mi devi trattare bene, CHIAROOO??
-Si, si- scorreggia lui
-Ne hai ancora di coca così?
-Sì, ce n’ ho sempre !
-Bene, dammi il tuo numero di telefono ! Mi fermerò qui qualche giorno. Se ti comporti bene, io ti faccio guadagnare bene. Ma prova ad incularmi….
-No no no ! chiamami quando vuoi ! Ecco il numero
Me lo scrive su un tacquino, strappa il foglietto e me lo passa. Se mi sta prendendo per il culo…..tiro fuori il cell e compongo il numero. Il telefono squilla addosso a lui. Bene ! Ha capito la lezione. Gli passo altri 500 euro:
-Tieni. Vai da un dentista.

E senza dire altro, me ne torno in albergo.

Comincio i preparativi. Dapprima mi preparo la siringa di eroina. Poi prendo all’ incirca un grammo e mezzo di coca, e me lo sciolgo in un’ unica dose. Lo tiro su con un’ altra siringa. Mi stringo il laccio emostatico sul bicipite.
INVERNO DEL CAZZO ! Anche se la mia stanza è riscaldata, le mie vene se ne stanno in profondità e non vogliono saperne di affiorare. Faccio il primo buco all’ altezza del gomito, ma nella siringa non riesco ad aspirare sangue, segno che la vena non c’è. stacco il laccio e lo lego un pò più giù. Appaiono due vene dell’ avambraccio, mentre un rigolo di sangue mi scivola dal gomito sulle lenzuola. Buco una vena, ma questa si sposta. Tolgo l’ ago, lo ripianto.  Ancora una volta la vena balla. Allora passo all’ altro braccio. Buco, e finalmente  aspiro il sangue. Ma come spingo lo stantuffo, noto che la zona in cui sto iniettando si sta gonfiando ! CAZZO ! L’ HO PERSA DI NUOVO, E STO ANDANDO FUORI VENA !  ed i fuori vena di coca son cazzi ! estraggo la siringa, ed un altro fiotto di sangue fuoriesce copioso. Ora sì, devo fare in fretta, prima che il sangue nella siringa coaguli e tappi l’ ago, costringendomi a buttare una buona dose. Mi pulisco il sangue dal braccio su cui avevo provato a bucare prima. Ristringo il laccio e ribuco. Stavolta ci sono ! Spingo il liquido velocemente nel mio corpo, ed arriva la botta ! Le orecchie mi tintinnano forte, mentre una esplosione di stelle mi sale al cervello. Mi prende un forte senso di nausea. Il cuore và all’ impazzata !Respiro profondamente una, due, tre, cinque volte, finchè mi ricompongo un pò ! CAZZO, CHE BOTTA ! Mi alzo dal letto e comincio a passeggiare su e giù per la stanza, la siringa ancora piantata nel braccio.  Dò pugni al muro e caccio un urlo ! Poi mi ridistendo sul letto e comincio a masturbarmi. Vado avanti per un quarto d’ ora finchè, soddisfatta, prendo la siringa di eroina che mi ero preparata in precedenza. Tolgo l’ ago. Mi tolgo la siringa che ho nel braccio, lasciandoci però piantato l’ ago, a cui attacco la siringa con l’ eroina. Spingo lo stantuffo, facendo ben attenzione a non iniettarmi la bolla d’ aria. Immediatamente, la roba mi và in circolo, calmandomi di botto. Mi copro col lenzuolo e mi addormento soddisfatta, in una chiazza del mio stesso sangue.
Decisamente una stagione di merda, l’ inverno !