MEIN KAMPF DI VENDOLA SULL’ OMOSESSUALITA’

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I RAVE NEL SALENTO SONO GESTITI DALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

In questi ultimi giorni, sui giornali salentini, dove mi trovo in vacanza, impazzano gli “scoop” sul presunto rave di Copertino, che sarebbe stato sospeso, a detta dei denigratori, per evitare i controlli delle forze dell’ ordine, e sul rave di Leporano, interrotto dai Carabinieri.
 Sui fatti di Copertino, oggi, sul QUOTIDIANO DI LECCE, è apparsa una lettera aperta da parte degli organizzatori, che rifiutano le insinuazioni di illegalità fatte, principalmente, da un rappresentante dell’ associazione dei locali di intrattenimento. Noi a Copertino c’ eravamo, ed effettivamente, quello non era un rave. Perlomeno, non inteso nell’ accezione classica.

Vogliamo però soffermarci su un’ intervista rilasciata ieri da una ragazza frequantatrice abituale di questi raduni, apparsa sempre su QUOTIDIANO. Abbiamo, pertanto, chiesto un parere a Roberto, 42 anni, che di rave, in giro per l’ Europa, ne ha organizzati molti.

GATTO COL SOMBRERO: Roberto, cosa trovi di incongruente, nelle parole che hai letto dall’ intervista alla ragazza appassionata frequentatrice di rave?

ROBERTO: Francamente: tutto. Io sono salentino, ma a 19 anni sono partito, unendomi ad una crew di punkabbestia. Con loro ho praticamente vissuto come un nomade in giro per l’ Europa. La ragazza intervistata da QUOTIDIANO dice che per lei la musica techno ed i raduni sono uno stile di vita. E’ chiaro che non ha mai conosciuto chi, come me, è stato un pioniere di questo modo di vivere. Per noi, la partecipazione a questo tipo di raduni, è stata una passione, ma anche e sopratutto, una forma di sostentamento. Noi vivevamo di questo, e di ciò che gira attorno, compreso, lo dico senza falsi moralismi, la vendita delle cosiddette “droghe da rave”.
Lei dice che , nei raduni che i suoi amici organizzano oggi nel Salento, non vedono di buon occhio gli “imbucati”, vale a dire: se non conoscono qualcuno, o se magari quel qualcuno non veste come loro, lo cacciano subito via. Apparte il fatto che non ci credo, ma ai miei tempi non si cacciava via nessuno: i nostri raduni erano aperti a tutti: punkabbestia, discotecari, semplici curiosi o gente che veniva lì solo per procurarsi droghe che non avrebbe trovato altrove (tantissimi ragazzi “normali” frequentavano i nostri rave solo per procurarsi LSD).
Poi: cosa significa quando dice che loro non vogliono punkabbestia nei loro raduni? Mi chiedo quanti anni abbia. Immagino non più di 20. Chiunque abbia passato i 30 sa benissimo che, fino a dieci anni fa, i rave, nel Salento, erano organizzati proprio da noi punkabbestia che, in estate, scendevamo qui in vacanza, organizzando megaraduni che vedevano partecipanti da tutta Europa: quasi tutti punkabbestia. Ed il Salento fu proposto proprio da me ed altri salentini che vivevano con le comunità punkabbestia. All’ epoca, gli “imbucati”, erano proprio i salentini residenti, che venivano timidamente a cercare musica, droghe, ed a osservare, non senza una punta di invidia, noi “brutti, sporchi e cattivi”. Possiamo anzi azzardare e dire che la moda del Salento è stata lanciata proprio da noi: all’ epoca, infatti, il Salento non era una meta turistica cool. Ancora non esisteva nemmeno la notte della Taranta. Pochissimi salentini conoscevano la pizzica-pizzica, figuriamoci la techno, il dub, l’ acid house….. Oggi, diversi gruppi di salentini residenti, organizzano pseudo-rave in ogni stagione. Ma quelli non sono rave, e di certo i partecipanti non sono ravers ma solo buffoni del sabato sera.

G.: In che senso?

R.: Rileggi il punto dell’ intervista alla ragazza in cui dice che vanno a distribuire gli inviti per i loro raduni (non riesco proprio a chiamarli RAVE) fuori dalle discoteche. Io stesso, questa estate, ho visto gente in camicia ed abiti firmati: discotecari, insomma. La ragazza parlava di “imbucati”. Ai miei tempi, gli imbucati sarebbero stati proprio questi tipi qua. Apparte il fatto che un discotecaro nemmeno si sognava di venire ad un rave: sia per non sporcarsi, sia perchè aveva paura di noi punkabbestia. Questi qui di oggi, invece, organizzano i loro rave come se fossero degli afterhours, col risultato che ti ritrovi un sacco di fighetti e di tamarri che vengono dalle discoteche di Gallipoli. Per i ravers salentini, gli imbucati sono quelli come me: quarantenni che hanno una vita regolare ed una famiglia e che, ogni tanto, vanno a queste feste. Me ne accorgo, che mi guardano diffidenti, a volte sento sussurrare la parola “sbirro”. Se solo sapessero un decimo delle cose che potrei raccontar loro riguardo ai veri rave, si nasconderebbero per la vergogna.

G.: Ma chi sono, oggi, gli organizzatori di questi raduni nel Salento?

R.: Come ho detto prima: buffoni del fine settimana. Ho avuto modo di parlare con qualcuno di loro, e l’ impressione che ne ho avuta è pessima. In primis, non sanno neanche scegliere le location adatte: 15 anni fa, quando scendevamo noi a portare i rave nel Salento, non ci trovavano nemmeno con gli elicotteri: sceglievamo dei punti impervi e quasi inaccessibili. Sentivi la musica a chilometri di distanza, ma potevi girare per ore, senza trovare il punto esatto. E difficilmente lo trovavi, se non avevi la dritta. E sì che i nostri rave duravano anche una settimana. Ballavamo  giorno e notte, ma gli sbirri non ci trovavano mai. Oggi, invece, organizzano i loro raduni nelle masserie a ridosso delle provinciali o negli uliveti, e poi son così fessi da chiedersi come mai si sputtanano.
Le droghe, poi, le vendevamo sempre e comunque fra di noi. Spesso venivano rappresentanti delle criminalità locali ad intimarci di pagare il pizzo ed imporci di smerciare solo la loro roba: li mettevamo sempre in fuga, semplicemente aizzando i cani. Anche qui nel Salento.
Oggi, invece, è diverso. Uno degli organizzatori, una volta, si vantò con me di essere il referente di un gruppo criminale, e che la droga che circolava era fornita dalle famiglie della Sacra Corona. E, di fatto, si nota. Girano ancora speed ed MD, ma di pessima qualità. L’ LSD, dalle feste salentine, è sparito (anche se gli idioti mangiano cartoni imbevuti di anfetamina, convinti di aver preso un trip). Invece girano spesso erba albanese (tipicamente spacciata dalla criminalità salentina, n.d.a.), eroina e cocaina: queste droghe sono gestite dalla criminalità locale, e ciò rafforza l’ ipotesi che, dietro questi raduni, vi sia la mano della mafia.

G.: Ma chi sono, dunque, i frequentatori dei rave salentini.?

R.: Sono ragazzi normalissimi, giovani, che si atteggiano a super-trasgressivi. Ma cercando di non far arrabbiare mamma e papà. Sono felice di non far parte di questa generazione. Se avessi 20 anni oggi, e non avessi vissuto la scena spagnola, olandese, tedesca ed inglese, di sicuro non frequenterei questi stupidi raduni.

G.: Cosa ne pensi delle ragazze morte negli ultimi tre anni qui nel Salento, durante dei rave?

R.: Umanamente mi dispiace tantissimo. Si moriva anche ai miei tempi. Ma le morti degli ultimi anni nel Salento, sono da imputare all’ incapacità di gestire le sostanze. Ai miei tempi nessuno sarebbe morto così, circondato dai propri amici, oltre che da migliaia di altri festaioli. E sai perchè? Perchè quelli della mia generazione dosavano le sostanze quasi scientificamente ma, sopratutto, c’ era sempre qualcuno a fare il “sitter”: vale a dire, uno del gruppo che rimaneva relativamente lucido, alcool e canne a parte, proprio per vigilare sui compagni che assumevano droghe. Anche se vivevamo per strada come straccioni, eravamo certamente più maturi e responsabili dei drogatelli di oggi.
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