capitolo otto-LA TORTURA DEI MILLE TAGLI

Capitolo precedente: https://gattocolsombrero.wordpress.com/2012/12/09/capitolo-settimo-una-suora-troppo-drastica/

Capitoli pubblicati finora: https://gattocolsombrero.wordpress.com/category/storie-raccolte-dentro-e-fuori-di-me/roba-coca-e-piombo/

….Eccomi qua, dunque, sulla soglia dello SHANGHAY STYLE, il negozio gestito da Cheng, da cui spero di farmi dire dove posso trovare il signor Huan Hon, in modo da ammazzarlo, ed onorare così il mio contratto con il boss che mi ha commissionato il suo assassinio. Devo dire che non sono dell’ umore migliore: ho appena ammazzato una cinese vestita da suora, che a sua volta voleva mandarmi al creatore. Nulla di male, se non fosse che, per una professionista del mio calibro, uccidere qualcuno senza che nessuno ti paghi per farlo, rappresenta una macchia. E sono altresì sicura che il signor Cheng c’ entri qualcosa, con quella finta suora, il che me lo fa già odiare, prima di averlo conosciuto.

Entro nel negozio: non ci sono altri avventori. Le uniche tre persone sono una commessa (cinese, ovviamente) e due altri cinesi dietro al bancone. Il cinese più grasso sta studiando alcuni registri, mentre l’ altro non sta facendo praticamente un cazzo. E’ magro, con una espressione truce, ed ha un abito scuro. Appena varco la soglia, i due uomini alzano il capo, e noto subito la loro espressione sgomenta, nel vedermi. Questo mi fa capire che non ci sarà bisogno di presentazioni. La ragazza, invece, mi si avvicina sorridente, e mi fa:

-Prego, signora ! posso essere utile a lei?-

Per tutta risposta, estraggo il pugnale dallo stivale destro, abbraccio la ragazza, puntandole la lama affilata alla gola, nello stesso istante in cui, con l’ altra mano, mi sfilo il fucile a pompa da dietro la schiena, e lo punto contro i due allibiti musi gialli dietro al banco:

Buongiorno, signori ! Credo che dovrete dedicarmi buona parte della vostra mattinata, quindi sarà meglio evitare che qualcuno ci possa disturbare. Tu- dico alla ragazza- vai ad abbassare la saracinesca, chiudi a chiave, e poi mettiti di fianco a quei due.

La ragazza obbedisce: chiude il negozio, e passa dietro al banco, accanto ai due uomini.

-Ascolti-mi fa il grassone- i soldi essere nella cassa. non c’ è molto, ma potere prende..

-ZITTO, CAZZO ! NON FARE LA COMMEDIA, OK? TANTO LO SO CHE HAI CAPITO CH SONO E CHE COSA VOGLIO ! O SBAGLIO, EH? LO SAI CHI SONO?

-Sì, io sapere chi sei, ma…

-CHIUDI LA FOGNA ! ADESSO, TU ED IL TUO AMICO, SEMPRE CON LE MANI ALZATE, PASSATE DAVANTI AL BANCO
I due obbediscono. ordino al cinese più magro, che, ho capito essere il guardaspalle di Cheng, di levarsi la giacca. Lo fa, mettendo in evidenza quello che mi aspettavo di trovare: una pistola.

-Prendi la tua pistola, lentamente, e solo con due dita…..Poggiala a terra…..bene, ora, con il piede, spingila verso di me-

Raccolgo la pistola del coglione, quindi ripongo il mio fucile nella sua custodia dietro la mia schiena, dove ho assicurata anche la katana che mi son portato appresso. Mi avvicino al terzetto,  impugnando la loro stessa  pistola. Velocemente, gli ordino di girarsi, e li perquisisco. L’ unica arma che trovo, è un coltello a serramanico, addosso al gorilla:

-E tu te ne vai in giro con questa merda? Ahahah! Mio dio ! questi giocattolini non li comprano più nemmeno i bambini.  Voltatevi, forza !-. Faccio un passo indietro, sempre tenendoli sotto tiro. Poi, mi rivolgo al grassone: -Tu sei Cheng, vero?

-Sì. io essere Cheng

-Lo sai chi sto cercando, e per conto di chi, vero?

-Tu cerchi Huang Hon. Ti mandano i napoletani

-Ma bravo ! Quindi sai dirmi anche dov’ è

-Cheng non sa dove essere Huang Hon. Ed anche se sa, Cheng non dire nulla. Nessuno ti dirà dove essere Huang Hon. Stai perdendo il tuo tempo, donna. Noi siamo cinesi: un cinese non tradisce mai un compagno.

Faccio un passo indietro:-Cheng, protendi le braccia verso di me.- Obbedisce. Infilo la pistola nella cintura e, i un lampo, estraggo la spada e gli tronco di netto entrambe le mani. Il povero mandarino urla di dolore, mentre dalle sue ferite spruzza sangue come da due fontane alla massima pressione. La ragazza urla in preda all’ isterismo, mentre il sangue la imbratta tutta.

-Bene, Cheng. Sai? Anch’ io sono sicura che tu non avresti mai parlato. Dal momento che non mi hanno pagata per uccidere te, non ti ho ucciso. Ti ho tagliato le mani, in modo che non ti venga in mente di tirar fuori qualche arma che tieni nascosta. Penso comunque che morirai dissanguato, a meno che non mi dici dov’ è Huan Hon,  così io me ne vado, ed i tuoi dipendenti avranno il tempo di fermare l’ emoraggia e salvarti. Magari, se porti le mani in ospedale, fanno in tempo ancora a ricucirtele. che mi dici?

-FANCULO, TROIA ! CHENG PREFERISCE LA MORTE !

-Benissimo, allora goditela tutta- Si acquatta per terra, mentre la commessa cerca in tutti i modi di fermare il sangue che esce a fiotti. Ora loro non mi interessano. Ora mi rivolgo al gorilla:

-Tu, come ti chiami?

-Non sono cazzi tuoAAAHHHHH !!!- il coglione si porta una mano all’ orecchio. Ma il suo orecchio è già volato via. Dio, quanto mi piace questa katana ! Ora gliela sto puntando dritta sul pomo d’ adamo:

– Dì un pò, coglione. Sai perchè ho subito tagliato le mani al tuo padrone, senza perdere tempo ad interrogarlo? Perchè lui è uno di quegli uomini che non parlano mai. Quindi, perchè perdere tempo con lui? Guardalo: sta morendo dissanguato, e per cosa? Per proteggere un coglione che è scappato, lasciando  voi a pagare le conseguenze delle sue azioni. No. Il tuo padrone non avrebbe parlato. Ma tu, invece, parlerai…

-No ! IO NON PARLA !

-Oh sì, che parlerai, se il dolore è convincente. Sai una cosa? Ho imparato ad usare le armi bianche ad Hong Kong. Mi ha sempre affascinato la cultura cinese. La cosa che ammiro di più, in voi cinesi, è la fantasia con cui avete inventato delle torture così sofisticate. Voi cinesi siete dei maestri, per quanto riguarda la tortura. Io non arriverò mai al vostro livello. Ma c’ è una pratica che però ho approfondito: la tortura dei mille tagli…non la trovi carina?

Il cinese impallidisce a vista, e ne ha le ragioni ! La tortura dei mille tagli consiste nel tagliuzzare e scarnificare la pelle della vittima poco a poco; centimetro per centimetro, per poi cospargere le ferite di sale. Le vittime, possono restare in vita per settimane, o addirittura per mesi. Pochi resistono a questo trattamento, e, se resistono, in genere è perchè impazziscono dal dolore e dal terrore.

-Allora? che mi dici? Oh, guarda ! Il tuo padrone è morto ! Bè, adesso puoi parlare. Ci siamo solo io, te e la ragazzina, che non credo andrà in giro a raccontare quello che ha visto e sentito, vero, carina?

-Sì, sì ! Io non dire niente ! Io non conosco ! io qui solo lavoro ! per favore, prego, lascia andare me- E scoppia a piangere

-La vedi?- Faccio rivolgendomi al mio uomo- Oltre che con la tua vita, stai giocando anche con la sua. Magari, potrei cominciare a tagliare proprio lei

-Io non parla !- mi ripete, con gli occhi bassi.

-Ok !

Con una giravolta mi abbasso e, sempre ruotando sulla punta dei piedi, con un unico, fluido movimento…

                            TCHACKKK

Gli tronco di netto il tendine d’ achille sinistro.
Lo stronzo stramazza a terra urlando e tenendosi la caviglia sanguinante

-Non preoccuparti- lo rassicuro -è solo il tendine d’ achille. Fa male, ma si può ricucire. Se parli, ne esci vivo, ti operi e ritorni come nuovo. Deciditi in fretta. perchè, quello che ti taglierò da qui in avanti, nessun chirurgo te lo potrà attaccare

-PUTTANA ! BASTARDA ! AMMAZZAMI, IO NON PARLA !

-Cazzi tuoi, perchè io non ti ammazzo. non così presto- Ripulisco la spada sul vestito del coglione, e la rinfodero. Tiro fuori, invece, il coltello a doppia lama. Glielo metto sotto al naso:
-Guardalo. Vedi la lama liscia? quando penetra, squarcia. E la vedi, invece, questa lama tutta seghettata? Questa ti strappa la carne, quando il coltello è tirato fuori. E guarda un pò- me lo poggio di piatto sulle falangi delle dita unite -tre dita e mezzo ! praticamente non è abbastanza lungo da raggiungere alcun organo vitale.  Posso accoltellarti anche mille volte, senza ammazzarti, ma facendoti soffrire come un cane. Questo, ovviamente, dopo. Perchè prima credo che ti lavorerò un pò di fino.

                                        PLOP !!

Con un piccolo movimento della punta del coltello, gli cavo fuori un occhio. Gli pende dall’ orbita vuota, ancora attaccato ai nervi ottici.

-Ma come sei carino ! ma dai, non piangere ! Ancora l’ occhio si può infilare dentro. Ancora è collegato a tutti i nervi. Puoi ancora recuperarlo. Oh, guarda cosa ho trovato !- Sul bancone del negozio, erano poggiate un paio di forbici dalla punta arrotondata, di quelle che si usano per tagliare la carta… -ahaha. Guarda qua ! Vediamo quante volte devo tagliare, prima di staccarti l’ occhio-

-BASTA ! BASTA ! PIETA’. IO  PARLA !HUANG E’ ANDATO VIA DA BOLOGNA. NON E’ PIU’ QUA ! ANDATO A BARCELLONA ! TU TROVA LUI CHE HA UN NEGOZIO PICCOLO, MOLTO PICCOLO, CHE VENDE OGGETTO CINESE, SULLA RAMBLA. BASTA ! PER FAVORE !

Piange come un bambino. Peccato. Proprio quando mi divertivo !

-Come si chiama il negozio?

-COME QUESTO. SHANGHAY STYLE…..AHHHHHH !!!

Con la mano gli afferro l’ occhio penzolante e glielo strappo di netto. Poi, lo spiaccico sotto il mio scarpone. Non mi andava che questo figlio di puttana se la cavasse senza un’ invalidità permanente.

-Attento a te, pidocchio. Se ti ritrovo sulla mia strada, non sarò più pietosa con te. Tu…- mi rivolgo alla commessa cinesina, che non ha più fiatato: -Ora io esco da quella porta. Tu e questo sacco di merda, aspetterete dieci minuti, prima di uscire anche voi. E’ chiaro?-
Non mi risponde. Ha lo sguardo perso nel vuoto. Probabilmente è sotto shock. Inutile perderci tempo.

Sono di nuovo fra i vicoli del centro storico di Bologna. Questo figlio di puttana di un cinese bastardo, ha deciso proprio di farmi girare il mondo. Ora mi toccherà andare a Barcellona, per snidarlo. Bè, in fondo, ho sempre desiderato, visitare la Catalogna. Dovrò però mettermi in contatto col big boss. Perchè è chiaro che qui, la grana che mi ha dato, che all’ inizio mi sembrava così tanta, ora basterà sì e no a coprire le spese. Sì, devo contattarlo. Ma dopo. Prima, telefono a quel tunisino cacasotto che mi ha venduto la coca appena sono arrivata in città. Sono sicura, che stavolta, per me avrà tenuto da parte della coca sopraffina. Compongo il numero, e già mi viene un conato di vomito, pensando alla bella iniezione di cocaina pura che mi sparerò appena torno in albergo. Che vita del cazzo !….

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